Per la morte dell’amico in un incidente stradale, ridotta in Appello la condanna a Vincenzo Siffri

La Corte d’Appello de L’Aquila ha ridotto a tre anni e quattro mesi la condanna  a Vincenzo Sfirri, 29 anni, di Atessa, al quale, in primo grado, il 31 gennaio dello scorso anno, per l’omicidio dell’amico, Angelo Marcucci,

barista, anche lui di Atessa, gli erano stati inflitti dal giudice per le udienze preliminari del tribunale di Lanciano, Massimo Canosa, 10 anni di reclusione. Una forte riduzione di pena in confronto alla sentenza pronunciata dopo l’udienza con rito abbreviato di un anno fa per la morte, accidentale, di Marcucci, che perse la vita tragicamente la notte tra il 10 e l’11 gennaio del 2009, all’età di 27 anni.

Marcucci, come si ricorderà, fu trovato senza vita, con la testa fracassata, nella sua Fiat 500, davanti il vialetto di casa. A lasciare parcheggiata l’auto a poca distanza dall’abitazione dei genitori del barista, fu proprio Siffri. Ma per risalire a lui occorsero dei giorni. Ore nelle quali le attenzioni degli investigatori si rivolsero a un cliente del bar del Marcucci. Nel locale, in Atessa, Daniele Perrucci, di Montazzoli, ebbe una discussione con Angelo. Fu proprio Siffri a raccontare il particolare, che portò al fermo del giovane. Si avanzò l’ipotesi della vendetta, dell’agguato sotto casa del Marcucci e della sua morte provocata con un corpo contundente. Poi la verità. Nei successive interrogatori, Siffri crollò e raccontò una storia completamente diversa, che portò a scagionare Perccucci. Fu Soffri a lasciare l’amico morto nell’auto, sotto casa. Avevano trascorso la serata insieme in alcuni locali notturni, avevano bevuto. Poi Angelo si era sentito male e si era sporto dal finestrino dell’utilitaria. Un gesto fatale: pochi metri e l’auto, che viaggiava a velocità sostenuta, sfiorò un albero posto sul ciglio della strada. Angelo non fece in tempo ad evitare l’impatto. Il colpo provocò una vasta e profonda ferita, fino a provocare la morte del barista.

Sfirri era stato accusato anche di calunnia e omissione di soccorso. Da quest’ultimo reato, in Appello, Siffri è stato assolto. Nell’udienza di primo grado, la pubblica accusa, sostenuta dal pm Rosaria Vecchi, aveva chiesto una condanna a 3 anni e mezzo di reclusione. Siffri è stato difeso dagli avvocati Anna Maria Pasquini, Tito Codagnone e Marco Di Domenico del Foro di Lanciano.

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