Per il Camping ai Ripari di Giobbe il WWF chiede che il comune di Ortona si costituisca parte civile

Soddisfazione del WWF dopo il sequestro da parte della Guardia di Finanza del Camping di località Ripari di Giobbe di Ortona. L’intervento della Guardia di Finanza è scaturito da una dettagliata denuncia di alcuni mesi orsono da parte delle Guardie Particolari Giurate Volontarie del WWF che avevano segnalato massicci lavori edili in una zona vincolata in quanto situata in prossimità della costa, sottoposta a tutela ambientale, paesaggistica ed a rischio idrogeologico.
Il Camping ai Ripari di Giobbe non è nuovo a provvedimenti giudiziari. Sempre grazie alle segnalazioni del WWF la struttura fu sequestrata anche nel 2006 per la violazione delle normative edilizie ed ambientali. “L’Amministrazione Comunale di Ortona  in tutti questi anni ha dimostrato di non voler dirimere le questioni legate al Camping dei Ripari di Giobbe a cominciare dall’accesso libero dei turisti sulla spiaggia, che viene ancora oggi negato dal gestore del Campeggio e che di fatto ha trasformato la spiaggia di tutti in un luogo ad esclusivo uso privato del camping – dichiara Fabrizia Arduini, referente locale dell’Associazione WWF-. Non è possibile che siano sempre e solo le associazioni e i cittadini a farsi garanti dei beni comuni e del diritto ad usufruirne. E’ giunto il momento che l’amministrazione comunale di Ortona si assuma le proprie responsabilità politiche sulle tante vicende irrisolte dei Ripari di Giobbe a cominciare da un gesto concreto: la costituzione del Comune di Ortona come parte civile nel procedimento giudiziario a carico dei responsabili del camping”.
“La nostra Associazione di cittadini sarà sempre attenta a segnalare alle autorità le speculazioni e gli attentati alla nostro paesaggio costiero che ancora aspetta di essere tutelata con l’istituzione del Parco Nazionale della Costa Teatina – afferma Ines Palena, Presidente del WWF Zona Frentana e Costa Teatina -. E’ doveroso sottolineare la professionalità della Procura della Repubblica di Chieti e  della Guardia di Finanza, capaci di giungere a conclusione di una complessa attività di indagine e dimostrando entrambi di essere attenti ai reati contro l’ambiente ed il patrimonio collettivo”.

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