Traffico illecito di rifiuti, 4 arresti nell’aquilano

Le accuse che vengono formulate al sindaco di Magliano dè Marsi, Gianfranco Iacoboni, all’assessore Angelo Iacomini, già vice sindaco, sospesi dal prefetto de L’Aquila, Giovanna Iurato e due imprenditori, i fratelli Franco e Sergio Celi, titolari della Celi Calcestruzzi, azienda di Magliano dè Marsi, tutti ai domiciliari, e agli 11 indagati, sono, a vario titolo, traffico illecito di rifiuti,  sottrazione di inerti in modo abusivo per avere un vantaggio economico, la frode di tributi allo Stato, false certificazioni e corruzione.

I provvedimenti adottati dal gip del tribunale de L’Aquila, Giuseppe Romano Gargarella, su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia sono stati eseguito oggi. Il gip ha disposto pure il sequestro di una cava di 14 ettari nel comune di Magliano dè Marsi e di un’altra nel comune di Massa d’Albe, sei villette a schiera nel comune di Carsoli, parte di un impianto per la produzione di calcestruzzo nella frazione di Bazzano, del comune de L’Aquila: il tutto per un valor e di circa 10 milioni di euro. Il procuratore capo Alfredo Rossini ha spiegato nel corso della conferenza stampa, che gli imprenditori hanno avuto rapporti corruttivi con gli amministratori del comune di Magliano dè Marsi. In particolare sul sequestro della cava, Rossini ha sottolineato che si tratta di uno dei più importanti d’Italia. In riferimento alle ville, Rossini ha spiegato che dagli atti emerge che le prove sul calcestruzzo sono state falsificate, una dinamica questa che purtroppo avviene spesso. Nel traffico illecito di rifiuti ci potrebbero anche essere le macerie del terremoto dell’Aquila. È stato il Pm, titolare dell’inchiesta, Antonietta Picardi, a chiarire che sotto questo punto di vista sono in corso indagini.

I quattro ordini di custodia cautelare sono stati eseguiti dai Carabinieri del Noe di Pescara. Oltre ai quattro arrestati risultano indagati: Marcello Accili (imprenditore), L’Aquila; Luigi Antonio Morgante (imprenditore), di Magliano dei Marsi; Alessandro Arcangeli, (imprenditore), Carsoli; Armido Frezza (ingegnere e imprendtore), L’Aquila; Wolfango Millimaggi (ingegnere), L’Aquila; Armando Romanelli (imprenditore), Valle Roveto; Marco Sanzi (imprenditore masricano).

Gli avvocati Antonio Iannucci e Leonardo Casciere, difensori del sindaco e dell’assessore di Magliano dei Marsi Gianfranco Iacoboni e Angelo Iacomini, hanno precisato in una nota che “i due Amministratori sono totalmente estranei alle vicende per le quali risultano indagati. In modo specifico, in riferimento alle vicende relative allo sgombero degli inerti susseguenti al sisma dell’Aquila. Nessun ruolo e nessuna attività – prosegue la nota dei due legali – è stata posta in essere dai due Amministratori in L’Aquila, per cui appare inverosimile che siano stati inseriti in una vicenda del tutto estranea al loro operato. L’unica contestazione è riferita a un presunto atto contrario al dovere d’ufficio riguardante una delibera per escavazione di un terreno in Magliano dei Marsi. Detta delibera, ritenuta illegittima dalla Regione Abruzzo e dal Gip, non è mai stata posta in esecuzione proprio perchè la Regione aveva determinato una sua assoluta ineseguibilità. Pertanto appare del tutto strumentale ciò che dice il Gip dell’Aquila nel ritenere responsabili i due amministratori per la mancata revoca della stessa. Tutti sanno – aggiungono gli avvocati – che non si deve revocare una delibera che è ineseguibile. Così come le regalie consisterebbero, da ciò che emerge dal capo d’imputazione, in un presunto contributo alla Asd Monte Velino Magliano dei Marsi, in una cena presso un ristorante in Scurcola Marsicana e nell’assunzione di un operaio presso la ditta Celi. Orbene, la cena è stata pagata dai consiglieri e dagli assessori intervenuti, la somma di denaro alla Monte Velino non è dato sapere se sia stata mai consegnata; l’impegno a richiedere l’assunzione di un onesto padre di famiglia appare preciso obbligo morale di un Amministratore, attesa l’attuale situazione economica italiana. Non si comprende perchè il Gip de L’Aquila applichi costantemente provvedimenti custodiali adeguandosi pedissequamente alle richieste del Pm, senza valutare ipotesi interdittive dell’attività amministrativa in presenza di presupposti di legge”.

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