Rispunta lo spettro del Centro Oli ad Ortona

Il Consiglio comunale di Ortona, l’ ultimo prima delle elezioni amministrative del prossimo maggio, ha preso atto degli adeguamenti inerenti gli elaborati tecnici in merito all’attuazione del PRG. Uno di questi elaborati è un correttivo che recepisce l’indicazione del PRG per trasformare la zona in contrada Feudo (l’area dove dovrebbe sorgere il Centro Oli), da agricola a industriale, ultimo vero ostacolo alla sua realizzazione. L’assise civica si è espressa a favore (10 voti favoreli e 9 contrari).

“L’area di contrada Feudo diviene industriale dunque per un voto solo – sottolineano allarmate Fabrizia Arduini referente per Ortona e Ines Palena (foto a sinistra), Presidente del WWF Zona Frentana e Costa Teatina -. Oggi più che mai suona sinistro l’improvviso annuncio del 30 ottobre scorso, del dirigente ENI Roberto Petrinella quale il membro del Consiglio d’amministrazione ha ribadito l’intenzione di perseguire la realizzazione di un imprecisato centro a carattere industriale, voluto da indefiniti enti locali. E’ storia nota che l’area di coltivazione denominata Miglianico, oggi facente capo all’Adriatica Idrocarburi di proprietà ENI, non è soggetta ad alcuna istanza di rinuncia presso il Ministero preposto. Una istanza che doveva essere un atto dovuto, in seguito ai proclami della proprietà, la quale dichiarava di non interessata a costruire il Centro Oli (“insediamento insalubre di prima classe”) tra le vigne del Montepulciano ad Ortona. Un’ affermazione di rinuncia decisa a seguito della contrarietà al controverso impianto espressa dalla Conferenza Episcopale Abruzzo Molise, dal mondo dell’agricoltura, da enti, associazioni e società civile. La Regione Abruzzo ritiene che con la Legge Regionale n. 48 del 2010 è possibile impedire la realizzazione del Centro Oli. Ma il WWF non ci crede. Questa legge, infatti, prevede soltanto limiti per l’ installazione di impianti di trattamento idrocarburi liquidi e gassosi in zone di pregio, a vario titolo. Via libera totale, dunque, nelle zone industriali per detti impianti – dicono la le rappresentati dell’associazione che agisce nel territorio di Lanciano, Ortona, Vasto, S.Salvo, Atessa, Casoli, Castelfrentano, Frisa, Mozzagrogna, Paglieta, Pollutri, Scerni, S.Eusanio del Sangro, S.M.Imbaro, Tollo, Crecchio, Treglio, Canosa Sannita, Tornareccio, Rocca S.Giovanni, Fossacesia, T. di Sangro, Casalbordino, Villalfonsina, S.Vito Chietino -. Ora tutto è chiaro: dopo la turbogas, la discarica di amianto, il deposito di pet-coke, mancava solo la raffineria che emetterà ogni giorno una tonnellata di fumi da combustione, in particolare l’idrogeno solforato – sostanza la cui tossicità è equiparata al cianuro – per mostrare il vero intento di chi vuole che Ortona e il suo porto diventino un polo minerario a tutti gli effetti. L’Associazione WWF Zona Frentana e Costa Teatina ha già formalizzato la richiesta di accesso agli atti, al fine di esaminare tutta la documentazione e valutare le misure necessarie ad impedire questa prospettiva, che renderebbe Ortona, invece che capofila del Parco Nazionale della Costa Teatina, la “prima della classe in impianti insalubri di prima classe”. Una bella differenza, sia dal punto di vista ambientale che occupazionale”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *