Ritorna alla luce l’antico tempio romano dell’abbazia di San Giovanni in Venere

Questa volta la scoperta archeologica è clamorosa. Dal terreno situato all’esterno del lato del chiostro dell’abbazia di San Giovanni in Venere rivolto a nord-est sono riemersi per la prima volta in assoluto importanti resti dell’antico tempio pagano dedicato alla dea Venere Conciliatrice.

Si tratta di cinque enormi basamenti in pietra di colonne che con molta probabilità appartenevano al porticato del tempio romano di cui fino ad oggi si sapeva della sua esistenza solo attraverso alcuni documenti e reperti situati in uno dei corridoi del chiostro. Una scoperta casuale avvenuta grazie ad uno scavo per la realizzazione di una condotta idrica per i locali del sottotetto del convento. Si trattava dunque di un edificio di imponenti dimensioni se si considera la distanza tra colonna e colonna di quattro metri e venti centimetri (in un caso addirittura di sei metri), che probabilmente occupava l’attuale zona del chiostro e che fu abbandonato intorno al IV secolo dopo Cristo. Nella zona che occupava il porticato del tempio sono venute alla luce anche due sepolture a “cappuccina” riferibili ad epoca cristiana.

Nei giorni scorsi, nei pressi del cancello d’ingresso che conduce al refettorio dei Padri Passionisti, sono emersi inoltre i resti di due basamenti di colonne in pietra, risalenti presumibilmente ad un periodo compreso tra il X e l’XI secolo. I resti murari dovevano far parte forse di un porticato o di un ingresso che si riferiscono al primitivo impianto monastico. Intorno ai due basamenti sono stati rinvenuti anche interessanti frammenti ceramici e resti ossei di animali. Dall’esame della stratigrafia del terreno emerge che i ritrovamenti sono coevi alle origini dell’abbazia. Queste scoperte sono importanti per capire meglio le origini dell’antico cenobio benedettino.

 

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