L’ARTA fa chiarezza

Leggendo e ascoltando le notizie diffuse oggi dagli organi di informazione a proposito del dragaggio del porto di Pescara, si rende ancora una volta necessario per l’ARTA Abruzzo fare chiarezza sulla ormai annosa vicenda.Innanzitutto non risulta da alcun atto o documento che ISPRA abbia “clamorosamente bocciato” gli esiti della analisi effettuate dall’ARTA.E’ vero invece che gli interrogativi sulla concentrazione di Ddt nei sedimenti portuali non hanno ancora avuto risposte chiare, esaurienti e definitive da parte di ISPRA, a differenza dei dati sul naftalene, per il quale è stata data piena ragione all’ARTA.ISPRA ha supervisionato l’operato dell’Agenzia durante tutta la lunga e delicata fase di caratterizzazione del sito, esprimendo al Ministero valutazione positiva per l’immersione a mare dei sedimenti.Va detto che nella infinita querelle sui dati, che com’è noto ha visto protagonisti ARTA e il laboratorio privato Indam, si è aggiunto un parere analitico commissionato da ISPRA all’Istituto Superiore di Sanità solo al fine di “migliorare il livello di confidenza sul reale livello di contaminazione da Ddt dei campioni di sedimenti del porto di Pescara”.Questo parere ha finito per generare ulteriore confusione in quanto le analisi, sollecitate dalla Direzione stessa dell’ARTA sin dal 12 dicembre 2011 come revisione delle precedenti, non sono state condotte in contraddittorio tra le parti: condizione, questa, che avrebbe fornito un risultato valido definitivo propedeutico alla immediata ripresa dei lavori di dragaggio.Gli esiti analitici forniti dall’ISS determinerebbero addirittura la classificazione “surreale” del porto di Pescara come “Sito Contaminato da Ddt”, con le immaginabili conseguenze catastrofiche per la già difficile situazione degli operatori economici locali.Da una ricognizione dei dati analitici storici riferiti al fiume Pescara e ai porti abruzzesi, compreso quello di Pescara, e passando in rassegna anche le analisi eseguite da altre ARPA nei porti italiani, ci risulta che non sia mai stata riscontrata una concentrazione di Ddt a livelli così elevati.Per assurdo, il porto di Pescara risulterebbe perfino più contaminato del porto di Marghera e del lago Maggiore, dove per anni ha sversato i propri scarichi un’azienda che produceva proprio Ddt.E’ bene inoltre ricordare che nella vasca di colmata, dove stati sversati per anni i sedimenti del porto, ISPRA non ha rilevato alcuna presenza di Ddt, come attestano le relazioni tecniche ufficiali e pubbliche risalenti all’aprile 2009. Quindi appare decisamente inverosimile che, a distanza di tre anni, il Ddt sia presente nei sedimenti del porto e oltretutto a concentrazioni sempre più elevate: questa sostanza tossica è fuori commercio dagli anni ’70 ed è scientificamente provato che nel tempo si degrada progressivamente, non certo aumenta.«L’eventuale scelta di conferire i sedimenti marini in discarica ancor prima che il Ministero revochi il provvedimento di autorizzazione per l’immersione a mare è palesemente una scelta politico-istituzionale – osserva il Direttore generale dell’ARTA, Mario Amicone – spinta dalla necessità di tagliare la testa al toro e non certo dettata da ragioni tecniche, i risultati delle analisi, che restano invece tuttora da definire. Dal momento che gli stessi sedimenti sono ancora nella darsena – sottolinea Amicone – da parte nostra, come già in passato, c’è la disponibilità a ripetere le analisi, unitamente a tutte le ARPA d’Italia se dovesse essere necessario».

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