Chieti, l’antica pratica de li seppulcre

Questa sera nella cattedrale di San Giustino si celebra la Missa in cena Domini, dove viene ricordata la prima messa, quella istituita da Gesù nell’ultima cena. Durante questa funzione l’Arcivescovo Bruno Forte, in commemorazione di quanto fece il Cristo, compirà il rito commemorativo della lavanda dei piedi. A conclusione, l’Eucarestia sarà spostata dal tabernacolo nella cappella della reposizione, gli altari verranno spogliati e le campane legate in segno di lutto. I teatini daranno vita a questo punto all’antica tradizione de li seppulcre, sciamando di chiesa in chiesa, per un numero di visite dispari, al fine di pregare davanti ai suddetti spazi, li seppulcre, che vengono allestiti per ospitare fino a venerdì pomeriggio le specie eucaristiche consacrate. A quel punto saranno disfatti per dare inizio alla liturgia della passione. Le specie eucaristiche custodite ne li seppulcre rimangono tutta la notte a disposizione dei credenti per l’adorazione. Il Santissimo Sacramento però non è osteso, ma nascosto all’interno di un contenitore, mentre il tabernacolo, vuoto, rimane aperto, per testimoniare l’assenza fisica di Gesù, assenza che solo la fede nella risurrezione che verrà può riuscire a colmare. Le Chiese resteranno aperte tutta la notte e i chietini credenti, come detto, con la loro devozione andranno a testimoniare l’assenza del Cristo. La pia pratica dei “sepolcri”, in molte altre zone ha conosciuto una progressiva flessione ma non a Chieti dove si lega strettamente alla liturgia della Passione. Per una notte non si pregherà come sempre il Cristo vivente ma il Cristo straziato, morto e deposto nell’oscurità de lu seppulcre. La morte ha iniziato a far sentire la sua presenza, che progressivamente culminerà nella processione di domani. Memento mori. Per risorgere e affermare la vita bisognerà prima pagare pegno alla morte.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *