Dai Talami di Orsogna anche una provocazione nel dibattito sul «contratto di lavoro»

L’aria frizzante, il vento e la pioggia caduta durante la notte non hanno fermato la Festa dei Talami di Orsogna (Chieti). I quadri biblici viventi anche questa volta non hanno mancato all’appuntamento del lunedì dopo Pasqua: lo “spettacolo” dei sette quadri biblici viventi, interpretati da attori immobili su carri trainati da trattori (tranne l’ultimo, portato a spalla dagli alpini), si è ripetuto come accade quasi ininterrottamente dal Medioevo (le prime testimonianze scritte risalgono al 1270).Il nome Talamo deriva dal significato dato proprio in epoca medievale al latino “thalamus”, che indicava il palco sul quale erano rappresentati i drammi liturgici.Ciascun carro è stato presentato da monsignor Giovanni D’Ercole, vescovo ausiliario della Diocesi dell’Aquila, il quale ha sottolineato come «in ogni Talamo si vede la Madonna del Rifugio», il messaggio di fede e generosità della Vergine cui è dedicata la festa orsognese.I carri, preceduti nella sfilata dall’Orchestra musicale «Domenico Ceccarossi» composta dai ragazzi dell’Istituto comprensivo di Orsogna, hanno interpretato il tema dell’edizione 2012, «Dio educa il suo popolo». Ogni Talamo lo ha fatto in maniera originale, rappresentando ciascuno un diverso passo della Bibbia. Tra i carri va segnalato il Quinto (a cura di Manuela Petino), una rilettura in chiave attuale e «provocatoria», come l’ha definita monsignor D’Ercole, della parabola del Buon Samaritano: uno degli attori mostrava il cartello «Contratto di lavoro» (l’imprenditore?), mentre altri interpretavano gli altri protagonisti del mondo del lavoro odierno, chi con una borsa contenente attrezzi, chi al computer, chi nell’atto di leggere il giornale. Accanto un bambino e due ragazze, probabilmente la famiglia dell’uomo in cerca di occupazione. Molto belli anche il Quarto, dedicato alla parabola del Figliol Prodigo dai ragazzi della locale Scuola Media coordinati dall’insegnante Graziella Gentile, e il Settimo, quello portato a spalla dagli alpini («Gesù Maestro ci educa con la proclamazione delle beatitudini» a cura di Tommaso Bucci). Bellissimi anche gli altri Talami, realizzati da Paola Cicolini, Anna Maria D’Ancona, Samuel Di Domenica e Annamaria Cavaliere.Anche quest’anno i carri sono stati all’altezza della loro fama, premiata l’anno scorso dal Ministero del Turismo con il riconoscimento di «Patrimonio d’Italia per la tradizione» su segnalazione dell’associazione “Res Tipica” dell’Anci (Associazione nazionale Comuni Italiani), di cui è presidente nazionale l’orsognese Fabrizio Montepara.Graditi ospiti sono stati il presidente e altri rappresentanti dell’associazione della città inglese York, che organizza i «Mystery Plays», tradizione analoga ai Talami che si tiene ogni due anni in occasione della festa del Corpus Domini.Il Talamo è sostanzialmente un palcoscenico mobile, posto su un carro che, alle spalle, ha un fondale dipinto, davanti al quale bambini, giovani e adulti interpretano i personaggi di scene tratte dalla Bibbia, restando immobili per tutta la durata del corteo. In cima al fondale, circondata da una raggiera, c’è una bimba che rappresenta la Madonna del Rifugio.Quest’ultima era venerata tramite il grande affresco della Vergine dal volto bruno – la “Madonna Nera”, secondo lo stile bizantino -, raffigurato nell’omonima cappelletta dove, in epoca medioevale, subito dopo Pasqua fu allestito il primo Talamo. Il dipinto era considerato prodigioso dai fedeli: essi ritenevano che, ogni anno, proprio nella notte tra il lunedì e il martedì “in Albis”, la Madonna mostrasse il volto non più nero, ma bianco, o muovesse gli occhi. La congrega che reggeva la chiesetta (poi distrutta dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale) fece vestire alcuni giovani come i personaggi dell’affresco. Immobili sull’altare, gli attori rappresentarono la Madonna Nera con il manto azzurro, nell’atto del coprire quattro fedeli che la guardavano e pregavano.L’iniziativa fu ripetuta successivamente. I Talami diventarono sei, uno per quartiere, portati a spalla lungo le strade del paese da volenterosi che, negli anni Sessanta, sono stati sostituiti da camion e, oggi, da trattori. Le scene, per quanto arricchite dal punto di vista coreografico e ampliate, non hanno perso nulla del loro fascino originario.

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