Ospedale Lanciano, donazione sangue per tutti non per i gay. La Asl replica: “Riformuleremo il decalogo”

Agli omosessuali è vietato donare sangue all’ospedale ‘Floraspe Renzetti’ di Lanciano, in base ad un vecchio documento che continua ad essere distribuito agli utenti. È quanto denuncia l’associazione ‘Jonathan – Diritti in movimento’ che, nelle scorse settimane, ha diffidato la Asl n.2 Lanciano-Vasto-Chieti, affinchè cessi la diffusione del documento contenente i ‘criteri di esclusione alla donazionè. Intanto, fonti interne all’azienda sanitaria parlano di «un caso in via di risoluzione». L’associazione – che ha tra i suoi obiettivi statutari la tutela, tra gli altri, dei diritti delle persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali – critica in particolare due punti del documento in questione, in base a cui sono esclusi dalle donazioni coloro che, nella propria «storia personale», hanno avuto «rapporti omosessuali» o «rapporti sessuali con persone sconosciute. Nessun riferimento ai rapporti sessuali protetti e non, responsabili o irresponsabili – rileva Jonathan -, quasi a voler intendere che il sangue di una persona gay sia infetto o rischioso a prescindere e così proscritto da ogni logica solidaristica e filantropica. Distinguere tra persone conosciute e sconosciute – afferma ancora l’associazione – in questo campo è fuori luogo e fuori dal tempo. Più opportuno, invece, sarebbe un esplicito riferimento ai rapporti protetti e non protetti».

Sulla questione è intervenuta la Direzione Generale della Asl2 che ha subito precisato che non vi è nessuna “volontà di discriminare gli omosessuali. Va modificato il documento consegnato ai donatori di sangue dal Centro trasfusionale dell’Ospedale di Lanciano – si legge in una nota – Nel documento ‘incriminato’, in uso da anni al Renzetti a tutela dei pazienti sottoposti a trasfusione, si elenca una serie di comportamenti che renderebbero la donazione a rischio. Tra questi figurano tra gli altri i “rapporti omosessuali” e con “persone sconosciute. La Direzione Generale, lontana da qualsiasi volontà di avallare iniziative che possano ledere la sensibilità o la dignità di chiunque, esprime rammarico se tale documento ha discriminato e offeso categorie di cittadini che, invece, hanno diritti pari a tutti gli altri. Pertanto la Asl ha deciso di riformulare il “decalogo” della corretta donazione evitando espressioni omofobe e astenendosi da valutazioni che non siano di tipo prettamente sanitario”.

“La protesta dell’associazione Jonathan è talmente sacrosanta che la Asl di Chieti-Lanciano-Vasto ha già dovuto annunciare che cambierà il decalogo. Rimane l’amarezza di dover constatare che i responsabili a tutti i livelli non abbiano nemmeno pensato che carico di discriminazione e violenza omofoba ci sia in quelle parole”.

Lo afferma, in una nota, il consigliere regionale di Rifondazione Comunista Maurizio Acerbo. «Immaginate una persona che abbia deciso di donare il sangue per aiutare persone care – un parente, magari un genitore – e che si sia trovata davanti un documento che lo respingeva a causa del suo orientamento sessuale. Non mi stupirei che quel decalogo sia adottato anche in altre ASL. Per questo – prosegue Acerbo – invito il Presidente-commissario Chiodi a una rapida verifica. Ricordo che giace accantonata dalla maggioranza da due anni la proposta di legge regionale presentata dai consiglieri comunisti Maurizio Acerbo e Antonio Saia ‘Norme contro le discriminazioni determinate dall’orientamento sessuale o dall’identità di generè. Lo stesso Chiodi è finora inadempiente rispetto all’articolo 47 della Finanziaria – proposto sempre da Rifondazione – che sancisce il diritto di designare anche il proprio convivente per l’assistenza durante i ricoveri”.

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