Lanciano: il comune studia ipotesi di trasferire degli uffici nel condominio Novecento

L’amministrazione comunale di Lanciano sta valutando l’ipotesi di trasferire alcuni dei suoi uffici nel condominio di palazzo Novecento, in via de Titta. Secondo alcuni fonti, il Comune frentano aspetta di veder tornare nel suo patrimonio l’edificio e poi deciderà in merito. Questioni di giorni, insomma. Nel frattempo, sarebbe stato affidato l’incarico ad alcuni esperti per studiare la soluzione che permetterebbe un cambio di destinazione dell’edificio. Insomma, nessun abbattimento del palazzo. Le dodici famiglie che lì vivono tra non molto dovranno lasciare gli appartamenti occupati. Tuttò ciò alla luce dell’ultimo pronunciamento del Tribunale Amministrativo Regionale per l’ Abruzzo, sezione staccata di Pescara, che nel febbraio scorso aveva messo la parola fine ai ricorsi presentati dalla società immobiliare che ha costruito il fabbricato e gli stessi inquilini.

Il Tar,  presieduto da Umberto Zuballi, Michele Eliantonio (consigliere e estensore e Dino Nazzaro, consigliere), aveva infatti rigettato il ricorso presentato dalla D.N.D. Immobiliare S.r.l., e dai proprietari del condominio Novecento di Laniano: Gisella Anderson, Michele Zulli, Iole Caporale e Sebastiano Nasuti, tutti rappresentati e difesi dagli avv. Carlo Paone e Roberta Marchitelli, con il quale si chiedeva di sanare il fabbricato. Nella sentenza il Tar aveva precisato che non è stato possibile accogliere la domanda in quanto l’edificio, per il quale è stato disposto l’abbattimento, è passato sotto il patrimonio del Comune di Lanciano. Inoltre, il tribunale amministrativo aveva rigettato pure la richiesta di risarcimento, sul quale si era già pronunciato il giudice appello,  in quanto “il danno di cui si chiede il ristoro non deriva dall’esecuzione dell’ordine di demolizione, ma dall’accertamento dell’illegittimità dei titoli edilizi a suo tempo rilasciati; tale accertamento risale ad oltre un decennio, in quanto l’annullamento del titolo edilizio è stato disposto da questo Tribunale con la sentenza n. 458 del 1999 (poi, confermata dalla Sez. V del Consiglio di Stato con sentenza n. 697 del 2003). In aggiunta, i ricorrenti avevano acquistato gli immobili nel 2001, dichiarando negli atti di acquisto di essere pienamente consapevoli del contenzioso in atto”.

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