Per protesta aveva spostato cimasa in ferro battuto: il giudice lo assolve

Nel mese di luglio del 2009 aveva prelevato l’artistica cimasa in ferro battuto, appartenente alla chiesa del SS. Rosario di Fossacesia, da un terreno privato, dove era stata lasciata incustodita, e l’aveva posizionata per protesta, ma anche per salvaguardare la struttura metallica, destinata a sorreggere le campane della chiesa, davanti al municipio del centro costiero. Per questo clamoroso gesto Ettore Frutti, dopo una denuncia inoltrata dal parroco don Antonio Totaro, fu ufficialmente indagato dalla Procura della Repubblica di Lanciano, per avere, senza autorizzazione, rimosso la cimasa in ferro battuto dopo il restauro della chiesa del Rosario. Nel processo celebrato lo scorso 10 aprile il giudice monocratico, dott. Francesco Marino, lo ha però assolto dal reato a lui ascritto perché il fatto non costituisce reato. «Il prelevamento della cimasa da parte del Frutti – si legge nel dispositivo della sentenza – e la sua collocazione nello spazio antistante al Municipio di Fossacesia non può qualificarsi come sottrazione o arbitraria rimozione del manufatto, ma come iniziativa clamorosa volta a richiedere l’intervento delle Autorità competenti per la salvaguardia del bene. Appare evidente che la condotta dell’imputato fu ispirata unicamente dall’intenzione di consentire la tutela del bene, ciò che esclude l’elemento soggettivo del reato contestato». Il manufatto, realizzato nel 1889 da anonimi artigiani dell’epoca, è molto caro ai fossacesiani perché appartiene alla memoria storica del paese, per cui a questo punto, considerato l’esito del processo, si spera che il parroco si decida al più presto a collocare l’antica cimasa sulla torre campanaria della chiesa del SS. Rosario, così come aveva ordinato la Soprintendenza ai Monumenti dell’Aquila.

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