Sull’omicidio di Domenico Rigante posizioni divergenti tra Testa (Provincia di Pescara) e Pettinari (Codici)

Si arricchisce di altre voci, di nuove e diverse posizioni il dibattito sul grave fatto di sangue che ha sconvolto Pescara. La morte di Domenico Rigante, avvenuta  la  sera del primo maggio, dopo un raid condotto da un gruppo di Rom, guidato da Massimo Ciarelli che si ritiene essere  l’autore dell’omicidio commesso  con alcuni colpi di pistola, tra l’altro  a seguito di un clamoroso scambio di persona, e ancora ricercato dalle forze dell’ordine, ha fatto salire,  comprensibilmente, il livello di confronto tra le varie istituzioni. E se da un parte il Presidente della Provincia di Pescara, Guerino Testa, si affida ad un comunicato  in linea con quanto espresso dal primo cittadino del capoluogo adriatico, Luigi Albore Mascia, dall’altra il segretario dell’Associazione CODICI, Domenico Pettinari, rincara la dose e grida più forte l’invito ad alzare lo stato di allerta. Così il massimo esponente dell’esecutivo provinciale: “ Con la morte di Domenico Rigante, Pescara è ancora una volta protagonista di una vicenda drammatica che si aggiunge alla catena di eventi tragici degli ultimi mesi ma, nonostante tutto, ancora oggi mi sento di dire che Pescara è una città tranquilla, con una qualità della vita ancora soddisfacente e che molti ci invidiano. Mi auguro che quanto accaduto al giovane Rigante sia da stimolo per una riflessione costruttiva. La tragica fine del 24enne appassionato di calcio e dell’undici biancazzurro dovrebbe far capire che in tutte quelle occasioni in cui si rischia un’esplosione di violenza è sempre opportuno fare un passo indietro, meditare, mediare. I fatti di sangue come quelli dell’altra notte vanno letti con attenzione e devono insegnare a percorrere strade ben più miti, all’insegna del dialogo, nella consapevolezza che le forze dell’ordine assolvono in pieno ai loro compiti sul nostro territorio, per prevenire i reati e perseguire chi li commette. Esprimo il mio cordoglio alla famiglia Rigante e domani sarò ai funerali di Domenico, così come domenica mattina sarò in piazza ad ascoltare le istanze della tifoseria nella manifestazione pubblica che sta organizzando in queste ore. Ma chiedo a tutti, come ha fatto il sindaco, di contribuire affinché Pescara resti una città tranquilla e vivibile, come sono certo che sarà”.

Di tutt’altro tenore la posizione del presidente di CODICI.” Omicidio a Pescara, le istituzioni si vergognino nell’affermare che Pescara é ancora una città tranquilla”. Già nel titolo si colgono gli elementi di accusa e di preoccupazioni di uno dei simboli della legalità cittadina. E poi prosegue: “Ascoltare i vertici istituzionali dichiarare, in questo momento di dolore e rabbia, che Pescara comunque rimane una città tranquilla è “abominevole” – dichiara Domenico Pettinari Segretario Provinciale CODICI.

E’ una città tranquilla – si chiede Pettinari – dove alcune note famiglie di pluripregiudicati tengono in ostaggio interi quartieri, dove si consumano attentati ai danni di chi promuove quotidianamente la legalità, dove si mette fuoco alle macchine, dove si gira con la pistola nella cintola e spesso la si usa per sparare contro il pubblico patrimonio e dove si spara per ammazzare un uomo che a terra implora di non essere ucciso? E’ questa una città tranquilla?

Chi vive nei quartieri come rancitelli e fontanelle non si stupisce più di tanto perché la gente di quei posti si aspettava che da un momento all’altro potesse scapparci il morto  dalla violenza di quelle famiglie di criminali con le quali sono costrette continuamente a vivere.

Chi vive nelle zone calde della città però non ce la fa più a sopportare ritorsioni e violenze continue.

E’ arrivato il momento di dire basta e di dire come stanno veramente le cose.

Le istituzioni a partire dai vertici delle Forze dell’Ordine alla magistratura hanno responsabilità gravissime a nostro avviso. Hanno responsabilità quando si ostinano a dichiarare che in alcuni quartieri di Pescara laddove vivono i noti criminali assassini  non vi  è emergenza sicurezza , hanno altrettanta responsabilità allorquando decretano la scarcerazione del presunto assassino in questione solo perché risultato obeso e quindi non nelle condizioni si sopportare un regime carcerario senza poi preoccuparsi che si è liberato un potenziale assassino come i fatti ci hanno dimostrato.

Ho appreso la notizia – continua Pettinari – di un incremento dell’organico delle forze in campo preposte alla sicurezza del territorio. Vorrei sapere in quali servizi vengono impiegate perché se si dovesse scoprire che le forze che stanno arrivando a Pescara servono solo ed esclusivamente per prevenire probabili scontri tra faide opposte allora significherebbe aver toccato limiti assurdi di follia . Significherebbe non intensificare le forze in campo per risolvere il problema sicurezza bensì utilizzarle solo per tamponare momentaneamente questo stato di agitazione condivisibile che scuote gli animi della tifoseria amica del giovane deceduto. Significherebbe che le forze di polizia si preoccupano solo dei momentanei disordini senza pensare al vero problema sicurezza perché è lì che la politica della sicurezza deve intervenire con forza e dare risposte concrete.

Risposte concrete che per noi si traducono in postazioni fisse di polizia h24 nei territori caldi della città, in quelle zone da dove partono i commandi criminali, in quelle zone dove vivono gli assassini, questi delinquenti devono sentirsi braccati a casa loro come in un primo momento hanno fatto in via caduti per servizio quando ancora c’era la vettura fissa della polizia di stato e tutti i cittadini onesti colsero subito il cambiamento in positivo . Perché poi hanno tolto l’unità fissa e tutto è tornato come prima?

Accadrà pure a Pescara quando passato questo momento il reparto mobile andrà via?

E poi perché servono solo oggi altri uomini, forse ieri era diverso???

Sono tutti interrogativi – conclude Pettinari – che rimarranno senza risposta.

Noi di CODICI assieme all’Associazione Insieme per Fontanelle domenica ci saremo, saremo affianco a chi si batte per chiedere punizioni certe per chi ammazza la nostra gente”.

Parole dure, pesanti che, certamente, non cadranno nel vuoto, almeno stavolta.

 

 

 

 

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