Omicidio Rigante, in piazza a Pescara per chiedere giustizia

Massimo Ciarelli, 29 anni, è nel carcere di Vasto, ma nonostante il suo arresto – si è consegnato alla polizia ieri pomeriggio in un’area di servizio sulla autostrada A14 – il clima a Pescara resta particolarmente caldo. Stamattina una manifestazione alla quale hanno preso parte un migliaio di perone tra ultras della formazione biancazzurra – Domenico Rigante era uno di loro -, anche molti cittadini a dimostrazione che nel capoluogo adriatico esiste il problema ‘rom’. I corsi sono stati quelli ascoltati nei giorni scorsi, minacciosi. Sotto il palazzo di città, la tensione è salita e non sono mancate contestazioni nei confronti del sindaco Luigi Albore Mascia, che è stato più di una volta contestato come rappresentante delle istituzioni.

“Abbiamo chiesto le istituzioni, dove sono le istituzioni?”, hanno infatti urlato più volte i manifestanti. “Gli zingari dovete emarginarli voi”, si è sentito urlare. “Io la faccia ce l’ho messa -, ha detto alla folla il sindaco, ma alla fine a portare un pò di calma è stato il padre di Domenico Rigante, Pasquale (nella foto a sinistra), che rivolto alla folla molto eccitata ha detto: “io vi ringrazio, ora torni la calma, scioglietevi perchè quello che dovevate fare lo avete fatto”.

Parole che hanno pesato, ma non per tutti, perché un corteo spontaneo dopo lo scioglimento della manifestazione si è diretto verso il quartiere di Rancitelli, dove risiede la maggior parte dei rom pescaresi. Le forze dell’ordine avevano già preso precauzioni ma a fermare materialmente il minaccioso corteo sarebbero stati gli stessi capi ultrà del Pescara, fra i quali il fratello della vittima Antonio Rigante.

Intanto, il capo della Mobile di Pescara Pierfrancesco Muriana ha rivolto oggi un appello “Chi sa, parli” riferendosi a coloro che erano presenti al raid della banda rom lo scorso 1° Maggio. C’è da capire chi era con Ciarelli quella sera. “I nomi li sappiamo tutti – conferma Muriana – e sono sei persone: ora ci aspettiamo che chi era presente confermi anche a noi questi nomi, anche per un atto di giustizia nei confronti di Domenico Rigante”.

Per gli eventuali complici rom di Ciarelli l’accusa eventuale sarebbe concorso in omicidio: “Chi era presente nella casa racconti quello che ha visto – ha insistito Muriana, confermando che assieme alla vittima nella casa vicino a piazza Grue c’erano altre 4 persone. Non solo: alcune confidenze dicono che Ciarelli prima di sparare abbia detto a uno dei capi ultrà presente nell’appartamento “scansati, non lo ammazzo solo perchè ci sei te…». Però il colpo esploso con la calibro 38 si è rivelato fatale e ha perforato la aorta. Secondo una ulteriore ricostruzione dei fatti, Ciarelli sarebbe fuggito subito, anche se non si sarebbe reso conto di aver ucciso Rigante.

Questa mattina intanto il pm di Pescara Campochiaro ha effettuato il primo interrogatorio di garanzia con Ciarelli che si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *