Operazione Costa Dorata, la Mobile de L’Aquila scopre traffico di droga tra Spagna e Italia

L’operazione Costa Dorata, coordinata dalle procure de L’Aquila e Roma, partita nel gennaio scorso e finalizzata a stroncare un ingente traffico di droga in Abruzzo, che ha portato complessivamente finora a 12 arresti, 23 denunciati ed un sequestro di 61,5 kg di hashish, ha avuto oggi altri sviluppi. Gli agenti della squadra mobile della questura de L’Aquila, infatti, hanno proceduto nella prime ore della giornata di oggi, nella Capitale, all’arresto di Vincenzo Piccolo, 41 anni, di Roma, con l’accusa di detenzioni ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. La polizia ha eseguito inoltre la perquisizione di cinque abitazioni di indagati, tutti residenti a Roma.

Fondamentali sono state le intercettazioni telefoniche che hanno permesso d’invividuare alcuni canali dello spaccio. Le indagini hanno permesso di documentare come gli indagati romani – in tutto 10 – provvedessero dapprima alla raccolta dei fondi destinati all’acquisito in Spagna dello stupefacente, e di delineare le modalità attraverso cui il gruppo di fatto provvedesse a trasferire in Italia lo stupefacente, facendolo arrivare dalla Spagna fino alla frontiera e di lì, a bordo di auto, trasportarlo fino alla Capitale. Stamani a Roma sono state perquisite le abitazioni di Liliana Piras (61), Andrea Riccioni (40), Piero Mita (37) di San Benedetto del Tronto, Maurizio Borgia (41) e Franco Cinquina (59) di Chieti.

A gennaio i poliziotti aquilani guidati dal capo della Squadra Mobile, Fabio Ciccimarra, hanno sequestrato anche un noto night club di Alba Adriatica dove alcuni degli arrestati, oltre allo smercio di droga, favorivano anche l’esercizio della prostituzione. Le intercettazioni telefoniche e i pedinamenti in breve tempo hanno permesso di documentare oltre 40 episodi di spaccio di cocaina tutti definiti fra L’Aquila, Avezzano ed Alba Adriatica. Da una costola di quella indagine sono emersi spunti investigativi che poi hanno determinato gli ulteriori approfondimenti della Mobile Aquilana che questa volta orientava il suo interesse nei confronti del gruppo romano ritenuto in grado di curare l’ingresso in Italia di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente provenienti dalla Spagna.

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