Il Pescara torna in Serie A dopo 20 anni

di Sandro Abruzzese

Sampdoria vs Pescara 1-3
Pescara: Anania, Zanon, Capuano, Brosco, Bocchetti, Verratti, Nilsen, Cascione, Caprari (68′ Sansovini), Immobile, Insigne (85′ Kone). A disposizione: Ragni, Zanon, Gessa, Perrotta, Maniero All. Z. Zeman
Sampdoria: Romero, Rispoli, Gastaldello, Rossini, Costa, Munari, Obiang, Renan, Foggia (64′ Juan Antonio), Pozzi (72′Krsticic), Icardi (62′ Fornaroli). A disposizione: Da Costa, Volta, Gentsoglou, Laczko. All. G. Iachini
Arbitro: Tommasi di Bassano del Grappa.
I Assistente: Filippo Meli di Parma
II Assistente: Salvatore Longo di Paola.
IV Ufficiale: Filippo merchiori di Ferrara.
Marcatori: Caprari (P), Immobile (P), Caprari (P), Juan Antonio (S).
Note: Pomeriggio piovoso, terreno in ottime condizioni. Ammoniti: Nilsen, Cascione, Anania, Munari, Kone.

 

 

 

Genova, 20 maggio 2012 – 1992-2012. Che bello è poter riscrivere la storia. Vent’anni dopo il Pescara è in serie A e i tifosi abruzzesi a Marassi cantano a squarciagola lo stesso ritornello: ‘ Che bello è…’. E che bello è uscire di casa per andare a vedere il Pescara guadagnarsi aritmeticamente la massima serie battendo la Sampdoria per 3-1. Che bello è vedere i gol di Caprari e di Immobile nel primo tempo e sentire il profumo intenso dell’impresa. Sigillata in calce nella ripresa con una magia di Caprari che salta tre avversari e mette in rete la palla della matematica certezza. Che bello è vedere la clamorosa papera di Romero consegnare al bomber della serie B il gol della sicurezza, per non parlare del rigore sbagliato da Pozzi sul finire del primo tempo che avrebbe potuto riaprire le sorti di una partita che è già entrata di diritto negli almanacchi della storia biancazzurra. Sì, è tutto bellissimo a Marassi, e il 20 maggio 2012 verrà ricordato per sempre con la giusta enfasi, che va sempre riconosciuta quando si parla di gesta epiche. Sì, una pagina scritta da una squadra che all’inizio era vista solo con simpatia per l’approdo di Zeman sulla panchina adriatica. Ma a cui nessuno dava un centesimo, tanto che fu lo stesso tecnico boemo a richiedere alla società il premio promozione. Sembrava uno scherzo, ma il boemo c’aveva visto lungo. Molto lungo. Lui, con quel 4-3-3 sbandierato come una religione. Anche nella partita decisiva, infatti, Zeman viene a giocarsela con tutte le sue frecce nella faretra, non cambiando di un millesimo la sua fede calcistica, nonostante al suo cospetto ci sia una Sampdoria in ottima salute con un filotto di quattro successi consecutivi a testimoniarlo. Ma di certo il boemo non è tipo da farsi pregare quando c’è da difendere il suo dogma, indipendentemente dal pedigree dell’avversario. Caprari per Sansovini e Balzano in luogo di Zanon sono le novità dello scacchiere biancazzurro rispetto al recupero con il Livorno, oltre all’inserimento di Brosco al fianco di Capuano nel pacchetto arretrato, causa squalifica di Romagnoli. A Verratti, nel mirino di tutti i più grandi club italiani, e non solo, e fresco di convocazione in Nazionale, le chiavi del centrocampo per innescare le bocche di fuoco Insigne e Immobile e scardinare la porta blucerchiata con le sue verticalizzazioni fulminanti. Con la classica divisa gialla da trasferta, il Pescara prova a fare la partita. E non potrebbe essere altrimenti. Il rosario di Zeman si canta così, anche se inizialmente la recita non è delle migliori per l’inizio veemente della squadra di casa. La Sampdoria, priva di Eder, si schiera con Pozzi e Icardi in avanti supportati dall’estro di Foggia, con il prestante Obioang e Munari grimaldelli del centrocampo a duellare nel mezzo con Nilsen e Cascione. Pozzi al 10′ metti i brividi alla retroguardia biancazzurra ed è bravo Anania a salvarsi in angolo con l’aiuto prezioso del palo. Il Pescara dimostra di essere una squadra matura e i due gol incassati nelle ultime sei partite valgono come un diploma da ragioniere. La posta in gioco d’altronde è davvero alta e il baricentro, come è giusto che sia, si abbassa quando deve per non concedere il fianco agli avversari. Ma si allunga come una fisarmonica quando la squadra riparte e al 17′ Verratti la fa suonare alla perfezione, imbeccando Caprari, lucido a trafiggere Romero con un perfetto tocco d’interno destro. La Doria però non molla e continua a premere, costringendo per qualche minuto gli uomini di Zeman a ranicchiarsi nella propria metà campo. Icardi salta Anania, ma poi clamorosamente manca l’impatto col pallone. Cosa che non capita a Immobile un minuto dopo, quando va in pressing su Romero e lo costringe a un clamoroso errore degno di Paperissima: il pallone calciato dall’estremo difensore è contrato dal centravanti biancazzurro e finisce lemme lemme in porta dopo aver baciato il palo interno. 0-2 e partita apparentemente nel congelatore, perchè un rigore per la Sampdoria potrebbe riaprire la partita sul finire del primo tempo, ma dagli 11 metri Pozzi spreca malamente e si va negli spogliatoi con un sospiro di sollievo.

Nella ripresa è Insigne show, con un occhio ai suoi numeri funambolci e l’altro al cronometro, sperando che possa scorrere il più velocemente possibile. E’ spettacolare un suo numero sullo stretto dal vertice sinistro dell’area blucerchiata, come un suo colpo di testa, su sventagliata di uno scatenato Caprari, che qualche minuto dopo si inventa un capolavoro in area di rigore: avversari saltati come birilli e palla alle spalle di Romero. Una magia. Il finale è solo un contare e un pregustare, il cronometro e l’impresa, con la clessidra a succhiare sabbia minuto dopo minuto e l’Eldorado della serie A a prefigurarsi come la sagoma di un gigante a un metro dal naso. Nel mezzo, il gol della bandiera di Juan Antonio che serve solo per le statistiche. Evidentemente, Zemanlandia non era solo una chimera e gli 89 gol stagionali sono lì a testimoniare la grandezza di un allenatore che ha saputo plasmare una creatura calcisticamente perfetta, fatta di organizzazione, corsa e ritmi forsennati per chiunque. Il Pescara torna in serie A, che abbia inizio la festa. Che bello è…

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