BLS Chieti … all’Inferno e ritorno

“…Come quei che con lena affannata,/ uscito fuor del pelago a la riva,/ si volge a l’acqua perigliosa e guata”. Scusate se scomodo Padre Dante per far meglio comprendere che cosa hanno provato i tifosi teatini al suono della sirena finale, ma chi più di lui in una semplice terzina può’ riuscirci meglio? Volti stravolti, felici e allo stesso tempo increduli, facevano da contorno alla passerella finale delle Furie, in un Pala Santa Filomena trasformato in Malebolge. “Voci alte e fioche, e suon di man con elle
facevano un tumulto…” Ancora Dante? E sì non è possibile sottrarsi a questa tentazione letteraria …. perché ieri sera i tifosi locali, per analogia, sono prima precipitati all’Inferno, per poi, dopo lenta e purgatoriale risalita, arrivare finalmente a “riveder le stelle”.  Messe da parte le suggestioni e le reminiscenze scolastiche, resta stampata nella nostra memoria la visione del tabellone al minuto 33’49” che segna 50 per Chieti, ormai esausta e prossima ad essere risucchiata dai gorghi, e 61 per Trieste, ancora saldamente al comando con 11 lunghezze di vantaggio. Poi? …. È accaduto quello che non ti aspetti ma che nella pratica agonistica a volte è pur lecito attendersi. Trieste pensa superbamente di avercela fatta, stappa il Ferrari, non attacca più per segnare ma gioca solo per controllare. Dall’altre parte, invece, ci sono vecchi leoni, feriti e dolenti ma che hanno combattuto mille scontri e che sanno resistere oltre i limiti della sofferenza sia fisica che morale. Qualche buon tecnico potrà leggere questa rimonta nell’adeguamento difensivo deciso da Sorgentone negli ultimi 5 minuti e magari avrà anche ragione ma a mio avviso tutto questo non sarebbe bastato se gli uomini navigati ed esperti di Chieti non avessero avuto dentro i giusti valori, costruiti in tanti anni di fatica sportiva. Negli ultimi minuti Trieste racimola la miseria di due punticini, mentre la BLS senza mai brillare ma con una volontà e una fiducia incrollabili recupera punto dopo punto, si aggrappa disperatamente alla partita, riuscendo ad impattare a soli 44” dal suono della sirena. L’inerzia finale non poteva invertirsi negli attimi finali e gli dei del basket, come sempre attenti a premiare l’umiltà degli uomini e a punirne i peccati di superbia, hanno deviato il tiro di Forray da tre, che ha beffardamente accarezzato tutta la circoferenza del ferro, per poi decidere di uscire piuttosto che entrare come stabilito dalle ferree leggi della fisica. Il canestro della vittoria di Rossi a 5” dal termine era poi scritto nella sceneggiatura del film della partita alla voce “lieto fine”. Coach Buscaglia con la richiesta intempestiva del time out scriveva la parola fine tra gli applausi scroscianti e gli sguardi attoniti degli spettatori teatini. Il racconto non termina qui e la saga continua, più emozionante e più aperta che mai ai colpi di scena e ai capovolgimenti di sorta. Tutto rimandato a domenica per gara 4, come recitavano i vecchi trailers “sempre alla stessa ora, sempre qui, sempre sugli stessi schermi”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *