Il Pescara batte la Nocerina e conquista il primo posto

PESCARA VS  NOCERINA 1 a 0

MARCATORI: 92’ Maniero

PESCARA: Anania, Zanon,Brosco, Capuano, Bocchetti, Kone, Verratti, Cascione ( 62’ Gessa), Sansovini ( 62’Caprari), Immobile (76’ Maniero), Insigne. A disposizione: Ragni, Togni, Balzano,   Bocchetti. All.Z. Zeman

NOCERINA ( 4-2-3-1): Concetti, Laverone, De Franco ,Rea ( 75’Barusso), Giuliatto ( 80’ Alcibiade), Mingazzini, Bruno, Catania, Merino (68’ Bolzan), Farias, Gastaldo. A disposizione: Aldegani,    Lettieri, Chiavazzo, Parola. All. G. Auteri

ARBITRO: Gennaro Palazzino di Ciampino (RM), I ASSISTENTE: Daniele Iori di Reggio Emilia, II ASSISTENTE: Alessandro Costanzo di Orvieto (RM), IV UFFICIALE DI GARA Lorenzo Illuzzi di Molfetta (BA)

NOTE: Serata mite, terreno in ottime condizioni. Ammoniti: Corner: 3 a 1 per il Pescara, Tutto esaurito

PESCARA- E’ serie A. E primo posto in classifica. Un sogno realizzato durato  una vita. E ora c’è solo tempo e voglia per la festa maritatissima per quanto hanno fatto questi fantastici ragazzi agli ordini di un allenatore unico per stile e competenza. Stavolta c’è anche il crisma dell’ufficialità. Il Pescara conquista un risultato insperato alla vigilia. E per salutare un avvenimento simile serviva una giocata  epica. Lo fa il giocatore meno celebrato ma con numeri umani e tecnici straordinari come Riccardo Maniero, detto Pippo. Al 92 raccoglie una palla vagante davanti all’area campana e calcia forte e preciso dove Concetti nulla può.  Uno a zero e tutti a casa? Neanche per sogno. Tutti in città perché da adesso ai prossimi giorni sarà gioia vera da trasmettere alla città, alla regione intera.

L’ultima, nel festoso e colorato catino dell’Adriatico, vive su emozioni forti. Da un lato l’allegria contagiosa dei circa 22 mila dello stadio pescarese per il ritorno nel massimo campionato calcistico dopo vent’anni, dall’altro per le voci sempre più insistenti che vogliono il tecnico Boemo sulla panchina della Roma, per quella, dunque, che potrebbe essere  anche l’ultima del Maestro Ceco   alla guida tecnica dei pescaresi. La lettura della gara non può prescindere, però, dalle forti motivazioni che muovono le due formazioni in campo. I padroni di casa appagati dalla promozione conquistata domenica scorsa a Genova con la Sampdoria e con un turno d’anticipo, la compagine ospite, invece,  assillata dalla paura, piuttosto concreta, di retrocessione.

Per l’occasione l’allenatore dei biancazzurri cambia qualcosina nel suo scacchiere. In difesa dà spazio a Zanon e tiene Balzano in panchina mentre davanti preferisce Sansovini a Caprari. Il resto è  storia, quella che hanno scritti i ragazzi terribili in magia biancazzurra con Anania, tra i pali, Brosco, Capuano e Bocchetti dietro, Kone in luogo dello squalificato Nielsen, Verratti e Cascione in mezzo,  e il capitano in compagni del geniale duo campano: Immobile-Insigne.

Sul fronte opposto Auteri ripropone il modulo a lui più congeniale, un  4-2-3-1 costituito da: Laverone, De Franco ,Rea, Giuliatto a protezione di Concetti, Mingazzini, Bruno davanti alla linea difensiva, Catania, Merino, Farias in mediana, con quest’ultimo pronto a suggerire per Gastaldo.

Parte subito forte la compagine di Auteri mossa da un imbellente bisogno di risultato. In meno di 4’ minuti Catania si ritrova solo davanti ad Anania e mette clamorosamente a la lato. Il Pescara c’è e si fa vedere subito. Zanon in proiezione offensiva prova il colpo a sorpresa ma non centra lo specchio. I campani non demordono e prima con Farias, ispiratissimo e poi con Catania, falliscono due clamorose occasioni. I biancazzurri replicano colpo sul colpo e Sansovini e Insigne in un paio di circostanze perdono l’opportunità di fare felice i tifosi di casa.

Nella ripresa succede davvero poco se non quello che passa dal tabellone luminoso. Al terzo gol del Vicenza  con la Reggina si spegne anche, comprensibilmente, la forza fisica e d’animo dei nocerini e il Pescara un po’ alla volta cerca di piazzare la zampata vincente. Lo spettacolo, stavolta, è sugli spalti  da dove parte spesso la “Ola” mentre in ogni settore del glorioso Adriatico esplode

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