Costi della politica, il PD in Provincia di Chieti sollecita azioni concrete da Di Giuseppantonio

“Siamo stanchi dei soliti annunci quotidiani del presidente Di Giuseppantonio che ha contagiato anche i suoi collaboratori di giunta e di consiglio. La gente non intende più aspettare ma vuole risposte concrete e coerenti: vogliamo dare contezza di una politica basata su fatti reali e riscontrabili dai cittadini e non ci faremo più intimidire da nessuno.”

E’ quanto afferma il capogruppo del P.D. alla provincia, Camillo D’Amico, rispetto alla preoccupante inerzia amministrativa del centro – destra a guida Udc che amministra la provincia di Chieti da 3 anni.

“Non è tollerabile che, oltre ai quotidiani annunci, si legga sui media di rappresentanti di associazioni che s’elevano a dettare l’agenda politica all’amministrazione attiva dell’ente che, supinamente, subisce e non reagisce. Se hanno ancora un minimo di vitalità ed esistenza in vita battano un colpo! Da tempo abbiamo proposto la fusione dei 3 patti territoriali, la contestuale creazione di un agenzia provinciale per lo sviluppo che riassuma compiti e funzioni generando un risparmio di risorse finanziarie, una valorizzazione di quelle tecniche ed umane rendendo possibile una pianificazione  dello sviluppo omogeneo ma  nulla hanno risposto; altrettanto è successo per  la possibile fusione degli enti partecipati di ALESA ed OPS. Nulla se non silenzi imbarazzati.” – continua D’Amico che conclude – “Al ritardo che si consolida nell’iniziare le attività ordinarie come lo sfalcio delle erbe infestanti lungo le strade, all’inspiegabile fermo dei lavori che si potrebbero appaltare da tempo, all’intollerabile ed eticamente insostenibile fermo nei pagamenti delle imprese che attendono di veder onorati e pagati i crediti che vantano verso l’ente non possiamo che denunciare pubblicamente un immobilismo che sostanzia il più totale fallimento politico di una coalizione nata a suo tempo per vincere ma non per governare. Fortunatamente i cittadini stanno voltando loro le spalle negandogli il consenso elettorale che certificandone il fallimento politico ed amministrativo.”

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