Esposto-denuncia al Procuratore della Repubblica di Campobasso per l’inchiesta sul Sert di Lanciano

La Procura fa quadrato sul sostituto Rosaria Vecchi e esclude qualunque illecito. Per il medico dei Servizi per le Tossicodipendenze, Amedeo Guerriere, invece, l’inchiesta portata avanti dal magistrato non sarebbe stata corretta. Tutto nasce dall’indagine che ha riguardato altri due colleghi, Clara e Vittorio Levante, rispettivamente ex direttore e vice del servizio, proprio sulla gestione del Sert. Nell’indagine sui due, che il 23 gennaio scorso hanno patteggiato la pena (sono stati 1 anno e 10 mesi di reclusione per i reati di peculato, concussione e truffa aggravata ai danni dello Stato) il 31 maggio 2011 sono stati acquisiti registri, a partire dal 1993, sui quali compaiono i nomi dei pazienti. Anche quelli occasionali. Un sequestro contestato da Guerriere, che l’8 giugno dello scorso anno ha presentato ricorso al Consiglio Superiore della Magistratura nei confronti della Vecchi. Il 16 gennaio scorso, il Csm, ha escluso azioni disciplinari nei confronti del magistrato frentano, la cui azione potrebbe essere valutata da altro procuratore e giudice. Così il 12 maggio scorso, Guerriere ha presentato un nuovo esposto-denuncia, stavolta al Procuratore capo della Repubblica di Campobasso, che ha competenza giurisdizionale sui magistrati d’Abruzzo.

Il medico del Sert, ha evidenziato che il suo ufficio è stato visitato dagli agenti di polizia giudiziaria incaricati di acquisire documentazione e pure l’uso e la durata delle intercettazioni telefoniche. Atti che Guerriere ha definito come “anomala prassi” che “costituiscono una grave violazione”. Per il medico, sarebbe stato violato il “diritto dell’utente alla massima riservatezza nell’ottica di agevolarne l’accesso alla cura” e si sarebbe determinata “una situazione particolarmente grave e preoccupante, in quanto ne risulta incrinato in termini significativi, ancorché non immediatamente valutabili con un discreto livello di attendibilità, la relazione di fiducia nella sua valenza terapeutica ed etica, tra utenti e operatori del Servizio, non essendo più questi ultimi in grado di assicurare il corretto trattamento dei dati personali e sensibili di coloro che usufruiscono, talora occasionalmente, delle prestazioni terapeutiche e psico-socio- educative erogate dal SER.T. di Lanciano”.

Accuse respinte dalla Procura lancianese, per la quale nell’inchiesta condotta non vi sarebbe stata alcuna violazione.

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