“Silvana è stata uccisa”

La notizia è stata data ieri sera nel corso della trasmissione Quarto Grado, su Rete 4. Nel programma condotto da Salvo Sottile e da Sabrina Scampini, è venuto fuori che un plico contenente una ciocca di capelli, una pallottola, altri oggetti e una lettera, è stato recapitato a Ezio Denti, investigatore e criminologo varesino, che si occupa della misteriosa scomparsa, avvenuta martedì 17 gennaio. Nella missiva, scritta in italiano, con evidenti errori tipici di chi non conosce bene la lingua, viene espressamente detto che la donna, di 57 anni, sarebbe stata uccisa. Denti, al quale si sono rivolti il figlio Lorenzo, e il cognato, Marcello Berghella, consegnerà nelle prossime ore il plico e il suo contenuto agli inquirenti, che stanno indagando sul caso.

Bisognerà valutare attentamente la veridicità delle informazioni. Una vicenda che s’infittisce sempre più. Silvana, che viveva in un appartamento in De Amicis, a Pescara, che condivide con altre due donne, è stata vista l’ultima quel giorno di gennaio, quando ha fatto visita per pochi minuti alla ex suocera, l’86enne Giovanna Rosica. Silvana sarebbe andata a casa sua tra le 17:30 e le 18:15. Si era presentata con le labbra gonfie, come per una reazione allergica o come se avesse ricevuto un colpo. Poi, niente più. E che sia un giallo intricato lo conferma anche il ritrovamento in mare, il 16 marzo scorso, della borsa. L’equipaggio di un peschereccio, a largo del tratto di costa tra San Salvo e Termoli, aveva recuperato la borsa della donna: all’interno il portafogli, con i documenti, denaro e una trousse. Nella lettera, arrivata a Denti, si parlerebbe che il corpo di Silvana sarebbe stato gettato in mare.

Ma perché Silvana si sarebbe allontanata da Pescara?

Le coinquiline, sentite dopo la scomparsa, non hanno saputo dare notizie. Entrato in casa della donna per un sopralluogo con i carabinieri, il figlio ha trovato nella sua camera in disordine le sigarette che fuma (marca More, al mentolo, di colore marrone, lunghe e sottili) e i farmaci necessari per la sua terapia. Non guida e non possiede un’auto.

La porta della camera di Silvana Pica non era chiusa. Le chiavi erano inserite nella toppa, dall’interno.

Due giorni dopo la scomparsa, il figlio di Silvana Pica, con il quale aveva riallacciato da pochi mesi un rapporto dopo anni di lontananza, avrebbe sostenuto uno degli ultimi esami universitari prima della laurea. Un appuntamento la donna attendeva e che non avrebbe certamente mancato. Era un periodo felice, per lei, e per questo il cognato ritiene che il suo non sia stato un allontanamento volontario.

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