Chieti sconfitta e quindi … vincente!

A Chieti, con la sconfitta di Trieste, si è chiusa una stagione, che, tra calcio e basket, ha coniugato amaramente esiti finali entrambi negativi.

Potevano con un po’ di fortuna  essere coronati due sogni che sotto la canicola balneare dell’estate scorsa neanche il più ottimista e sfegatato tifoso avrebbe potuto neanche lontanamente immaginare. Peccato! Quando sei vicino alla meta nessuno ricorda da dove si è partiti, si vuol solo raggiungere l’obiettivo che è lì a portata di mano e se tutto sfuma all’improvviso l’amarezza resta ed è difficile da scacciare via. Ne sanno qualcosa i due presidenti, Bellia e Di Cosmo, due imprenditori e come tali, necessariamente, razionali e pragmatici, sui cui volti però, immediatamente dopo le due tristi conclusioni, si potevano leggere i segni di una delusione evidente, in qualche modo traumatica. Superato però l’aspetto emotivo ed elaborato il lutto delle sconfitte in finale, che fanno molto più male rispetto a tutte le altre, certamente entrambi, come tutti i tifosi della Chieti Calcio e della Pallacanestro Teate, avranno recuperato gli elementi di razionalità, necessari per operare le valutazioni di merito delle rispettive stagioni agonistiche. Andiamo per ordine e osserviamo il cammino della Chieti Calcio. Andato a vuoto l’ennesimo invito del Presidente Bellia, rivolto agli imprenditori teatini per costruire una società con più ampie disponibilità economiche, si parte per il ritiro con un effettivo, necessario ridimensionamento rispetto alla stagione precedente. Via Vivarini, l’allenatore della promozione e che aveva sfiorato i play off, via Mucciante, capitano e punto di forza della difesa neroverde, via tutti quelli che reclamavano, da loro punto di vista giustamente, la possibilità di meglio capitalizzare le proprie capacità pedatorie. Largo ai giovani, quindi, facendo di necessità virtù, e squadra data in mano ad un allenatore, Silvio Paolucci, avvezzo a guidare talenti in erba, a farli crescere senza bruciarli. Obiettivo? Solo ed unicamente salvarsi. Considerato che ben quattro o cinque, come poi è stato, sarebbero state le retrocessioni in serie D, già salvarsi sembrava una impresa da far tremare i polsi, se affrontata con la squadra più giovane, insieme al Melfi, di tutto il campionato. Ebbene, dopo ben 40 partite, 10 in più del campionato precedente, il Chieti si classificava al quarto posto, qualificandosi per i play off e mettendosi dietro le spalle squadroni, vedi L’Aquila, che avevano speso per allestire le rispettive rose almeno dieci volte più di quanto investito dalla società teatina in sede di mercato. Ma non è solo il risultato quello che determina la positività o meno di una stagione, perché bisogna inoltre considerare che i ragazzi di Paolucci hanno riconciliato una città con il calcio vero, bello e pulito, sciorinando prestazioni esaltanti per la cifra di gioco messa in campo, offrendo un calcio propositivo e spettacolare, divertendo sempre anche quando i risultati stentavano a venire. Anche nei play off hanno poi offerto prestazioni generose e vincenti, eliminando l’Aprilia dell’ex Vivarini, squadra costruita con ingenti investimenti per vincere il campionato e messa fuori con grande determinazione da un manipolo di giovani. Le finali possono essere decise nel calcio da dettagli e da situazioni contingenti, chi le vince gioisce ma chi perde, passata la delusione immediata, non deve certo rammaricarsi più di tanto. Un vecchio allenatore russo di basket, Kapranov, era solito dire che per lui l’obiettivo unico era quello di andare in finale. Chi va in finale ha già vinto, troppo aleatoria è la differenza tra una sconfitta bruciante e una vittoria esaltante per poter assegnare colpe o meriti. Lo stesso medesimo discorso è applicabile alla BLS Chieti, giunta ad un centimetro dal traguardo e bruciata nel rush finale da Trieste. C’è qualcuno che può dire che capitan Rajola, Feliciangeli, Raschi e Rossi non abbiano vinto ? Nessuno! Sono stati e saranno sempre dei vincenti, indipendentemente dal risultato finale. Il loro orgoglio, la loro dedizione, il loro coraggio hanno reso questa squadra vincente, sempre, anche quando, paradossalmente, ha perso. Neopromossa, partita per salvarsi, falcidiata, sin da subito, da infortuni eccellenti, ridotta al lumicino nelle rotazioni e nei cambi, ha combattuto mille battaglie contro gli avversari e soprattutto contro la malasorte che l’ha bersagliata di continuo. Altri si sarebbero arresi, non loro. Fino a due minuti dalla fine della quaranteseiesima partita stagionale sono stati lì a lottare su ogni palla, su ogni rimbalzo. Meritano di essere festeggiati, come avverrà alla Villa Comunale questa sera alle ore 20.00, come meritano di festeggiare gli stessi sportivi e tifosi teatini che seppur sconfitti nelle gare di finale hanno vissuto una stagione magnifica. Dimenticavo … una squadra teatina ha vinto la sua finale … ed è tornata meritatamente in A1 … è il Cus Chieti basket femminile. Ma di questo straordinario successo sarà il caso di trattare a parte, come meritano le valorose ragazze protagoniste di questa magnifica impresa.

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