Studio di gruppo di ricercatori del Mario Negri Sud sugli effetti dell’aspirina

La ricerca scientifica torna a parlare di aspirina, dei rischi e dei benefici di questo farmaco tra i più studiati. L’aspirina a basse dosi presa quotidianamente per prevenire eventi cardiovascolari, potrebbe aumentare il rischio di emorragie gastrointestinali o cerebrali. Sono queste le conclusioni di uno studio condotto da un gruppo di ricercatori del Mario Negri Sud pubblicato nel numero di giugno della prestigiosa rivista scientifica JAMA – Journal of the American Medical Association.

L’aspirina è assunta regolarmente da milioni di persone nel mondo per la prevenzione degli eventi cardiovascolari. Tra queste vi sono anche i pazienti con diabete, che ugualmente assumono il farmaco a basse dosi con le stesse indicazioni d’uso. Il gruppo di ricerca coordinato dal Dottor Antonio Nicolucci responsabile del lab,. ha analizzato una popolazione di circa 370.000 pazienti italiani, con e senza diabete, allo scopo di verificare il rischio di gravi episodi di sanguinamento associati all’uso dell’aspirina La meta’ del campione, circa 186.000 persone assumeva aspirina quotidianamente, ad un dosaggio non superiore ai 300 mg al giorno. L’analisi ha rivelato che l’assunzione quotidiana di aspirina è associata a un aumento del 55% del rischio di emorragia gastro-intestinale e del 54% di emorragia cerebrale. Nel dettaglio, i ricercatori hanno individuato, nel corso di 6 anni di osservazione, 6097 emorragie gravi, di cui 4487 gastrointestinali e 2464 cerebrali, che hanno richiesto il ricovero ospedaliero. Parallelamente a questi importanti risultati, lo studio ha dimostrato che il rischio emorragico è presente nei pazienti con diabete indipendentemente dall’assunzione di aspirina e che, in questo caso, il trattamento con aspirina non si associa a rischi significativi. Appare chiaro da queste evidenze, che i benefici associati a un trattamento preventivo a base di aspirina a basse dosi (ad un dosaggio massimo di 300mg al giorno) non sarebbero così importanti una volta confrontati con i rischi che comunque tale trattamento può causare nella popolazione generale.

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