Omicidio Rigante, 8 testi riconoscono Massimo Ciarelli: “Impugnava una pistola”

E’ lui. Lo riconoscono i testimoni, ben otto, e la posizione di Massimo Ciarelli, sospettato di omicidio, si aggrava. La sera dello scorso Primo Maggio Il giovane di etnia rom è stato visto impugnare una pistola, probabilmente l’arma dalla quale è stato esploso il colpo che ha ha colpito Domenico Rigante, mortalmente. Tutto è avvenuto nel corso dell’incidente probatorio che si è svolto presso gli uffici della questura pescarese.

Una giornata iniziata presto, per evitare qualunque problema d’ordine pubblico. Alle otto sono arrivati i due cellulari della polizia penitenziaria con a bordo i cinque arrestati, tutti della famiglia Ciarelli, e successivamente i testimoni, che sono poi comparsi davanti al gip  Maria Michela Di Fine e al pm Salvatore Campochiaro.

“Tutti i testimoni hanno collocato Ciarelli sul luogo del delitto, quasi tutti hanno detto che era in possesso di un’arma – ha raccontato al termine dell’udienza l’avvocato  legale di Massimo Ciarelli. Il difensore però solleva qualche dubbio. “Evidentemente le foto sui giornali hanno potuto influenzare, questo non esclude che lui si trovasse sul posto. Non credo molto a questa ricognizione proprio perché – ha concluso l’avvocato De Marco – è stata preceduta da troppe foto sui giornali”.

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