Omicidio Cagnetta: un altro Ciarelli in carcere. Ora si cerca la calibro 38

Il controllo del traffico di droga il movente dell’omicidio di Tommaso Cagnetta. E’ questo il sospetto maggiore degli inquirenti dopo l’arresto di Angelo Ciarelli, 38 anni, nomade, accusato di omicidio e porto abusivo di armi. Cagnetta, pregiudicato di 42 anni, è stato ucciso per sbaglio ieri pomeriggio, in via Tavo, davanti al civico 171, ed è poi morto in ospedale. Il luogo dove è avvenuto l’assassinio è territorio controllato dai Ciarelli, famiglia di etnia rom che negli ultimi mesi è balzata agli onori delle cronache. Il colpo di calibro 38 ha raggiunto Cagnetta sarebbe stato esploso durante un momento di concitazione avvenuto in quello che viene chiamato ‘il ferro di cavalli’, tra i palazzi di Rancitelli.

Angelo è il fratello di Massimo Ciarelli, arrestato sempre dalla squadra mobile per l’omicidio dell’ultra del Pescara, Domenico Rigante, avvenuto nel capoluogo adriatico il primo maggio scorso. Angelo è volto noto. Era rimasto coinvolto nel 1996 nella rapina che poi ha portato all’omicidio di un carabiniere, Marino Di Resta, durante un conflitto a fuoco. Sorvegliato speciale e residente a San Giovanni Teatino, vive di fatto in via vicolo Moro, a Pescara.

La pistola calibro 38 non è stata trovata dagli inquirenti. L’arma probabilmente è stata fatta scomparire ieri, dopo la sparatoria, nei momenti di concitazione in via Tavo, durante un litigio tra donne di etnia rom. Scoprirla potrebbe dare risposte importanti per la morte di Roberto Rigante e lo stesso Cagnetta.

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