Lega Pro: cronaca di una morte annunciata

Per chi come me ha i capelli bianchi già da un pezzo, il 61, numero complessivo delle squadre dichiarate dal Consiglio Direttivo con documentazione idonea all’iscrizione dei campionati di Lega Pro, ha richiamato alla mente l’ultima stagione, 1977-78, della vecchie e cara Serie C. Perchè? Semplice, semplice … Sapete quante erano le squadre, divise in tre gironi geografici, nord, centro e sud? 60! Dopo trentacinque anni il numero complessivo delle compagini della terza serie italiana professionistica torna ad aggirarsi vicinissimo a quella somma che dal 1978-79 venne ampliata, qualcuno direbbe gonfiata, fino a 108 unità. Erano gli anni della crescita economica di questo paese e ogni amministrazione comunale interveniva a sovvenzionare la propria squadra con ingenti esborsi che tutti riconoscevano come dovuti per sostenere l’onore del proprio gonfalone cittadino. L’edilizia pubblica e il servizio nazionale sanitario davano lavoro e contribuivano alla crescita del tessuto imprenditoriale di ogni realtà provinciale ed era quasi scontato che soprattutto costruttori, palazzinari e ras della sanità contribuissero in quegli anni ad investire nel pallone, non tanto per creare utili, mai registratisi in Italia, ma per vedersi, poi, debitamente ricambiati dai potentati politici di loro riferimento. L’Abruzzo trainato dalla locomotiva politica gaspariana viaggiava a velocità doppia rispetto alle altre realtà regionali del Meridione e non era certo casuale che potesse contare, nella stagione 1978-79, sul Pescara in Serie B, su Chieti e Teramo in C1 e su Avezzano, Pro Vasto, Lanciano, Francavilla e Giulianova in C2. I segni della crisi cominciarono a sentirsi sin dagli inizi degli anni novanta del secolo scorso, quando da 108 le squadre passarono a 96. Dal 2000 in poi incomincia la stagione dei fallimenti e una dopo l’altra, dapprima le realtà ecomiche più fragili e poi anche squadre di antico blasone, tutte le squadre iniziano a sentire il peso dei debiti. Andava presa subito una radicale scelta di tagli, bisognava scegliere di ridurre drasticamente il numero delle squadre professionistiche, non permettere che crescesse la pesante realtà debitoria di tanti club costretti a vivere al di sopra delle proprie possibilità economiche. Ma non fu fatto! Si preferì affidarsi ad una politica di management, purtroppo affidandosi a chi si improvvisava manager e che per essere rieletto aveva bisogno del sostegno delle società, tutte fameliche, tutte da accontentare. Risultato? Zero assoluto. In questi ultimi due anni il tracollo. Nel 2010 le squadre diventano 84 e poi l’anno successivo 77. Nello scorso campionato attraverso i contributi assegnati dalla Lega alle squadre “virtuose”, tra cui il Chieti, sono stati spesi 70 milioni di euro. Cosa ha la faccia tosta di dichiarare a proposito il ragionier Mario Macalli, autocrate indiscusso di questa Lega allo sfacelo “Ci siamo semplicemente attenuti a un espletamento di natura burocratica e fideiussoria, figuriamoci cosa succederà quando le società passeranno al vaglio del Covisoc. Secondo me si rischia il tracollo!” È chiaro che siamo vicini alla fine. Quando il maggior responsabile dichiara che teme l’ecatombe, la strage delle squadre, talmente impoverite da non poter garantire neanche le necessarie fideiussioni, è chiaro che la Lega Pro sta per chiudere i battenti. Questo signore non più tardi di una settimana fa si faceva ancora garante della stabilità di un carrozzone ormai logoro sino allo stremo, parlava ancora di due campionati, bacchettava i giornalisti, che, a suo dire, travisavano la situazione, disegnando a fosche tinte la realtà, solo per sminuire il suo buon operato. Ebbene questo stesso signore oggi teme il disastro, addossando naturalmente le colpe alle società incapaci di agire virtuosamente e colpevoli di ogni crimine di bilancio. Si sentono i rintocchi delle campane a morto che scandiscono il funerale della Lega Pro, vanno subito prese senza più alcun indugio quelle decisioni rimandate per troppo tempo e oggi da prendere tempestivamente. La Lega Pro va commissariata, operati i dovuti dolorosi tagli di tutte le squadre fuori bilancio e indebitate, i due campionati vanno riuniti in un solo campionato diviso in due gironi, ragionevolmente non saranno più di quaranta/quarantacinque le compagini economicamente sane e per ultimo vanno bloccate le retrocessioni. Agire senza indugi oggi è un obbligo se non si vuole ulteriormente allargare a macchia d’olio un’epidemia sempre più violenta e mortale. Quello che fa rabbia e che tra le cosiddette squadre non “virtuose” il Consiglio Direttivo ha inserito anche il Chieti di Bellia, elogiato pubblicamente da Mario Macalli, alla vigilia dei playoff finali con la Paganese, e indicato come un modello di gestione societaria. Basta poco per finire dietro la lavagna … Alla fine il Chieti ce la farà ad iscriversi ma mi dite perchè un imprenditore come Bellia debba spendere tempo e denaro in un’attività sempre più frustrante e così mal gestita? Ci auguriamo che la pazienza dei vari Bellia, Campidelli e Gizzi non si esaurisca ma se questo accadesse avrebbero tutta la nostra comprensione.

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