Omicidio Cagnetta: la polizia impegnata nella ricerca dell’arsenale dei Ciarelli

A caccia dell’arsenale dei Ciarelli. La squadra mobile, diretta da Piefrancesco Muriana, ha effettuato questa mattina due perquisizioni, di cui una nell’abitazione in cui risulta residente Angelo Ciarelli, a San Giovanni Teatino, e l’altra a Pescara in via Vicolo Moro, ritenuta il punto di ritrovo della famiglia di etnia rom. Si cerca la calibro 38 con la quale è stato ucciso, nel cosiddetto ‘ferro di cavallo’, nel quartiere Rancitelli, Tommaso Cagnetta, di 42 anni.

Scoprire dove è stata nascosta l’arma è fondamentale non solo per quest’ultimo grave fatto criminoso ma anche per altri due episodi avvenuti a Pescara negli ultimi mesi: l’omicidio del tifoso del biancazzurro, Domenico Rigante, per il quale è fortemente indiziato il fratello di Angelo, Massimo, assassinio avvenuto lo scorso Primo Maggio, e il ferimento di una prostituta nigeriana, di 30 anni, in via Strada Colle San Donato, il 25 aprile. Ma c’è anche l’agguato mortale a Italo Cieci, ex della banda Battestini.

Le ricerche eseguite stamani non hanno portato alcun risultato. L’arma non si trova, fatta sparire quasi subito dopo il ferimento mortale di Cagnetta. E questo spiegherebbe anche la ragione per la quale Angelo Ciarelli si sarebbe presentato spontaneamente in Questura nella serata di martedì scorso.  La polizia ha utilizzato anche un metaldetector e un cane messo a disposizione dalla Guardia di finanza. Intanto la polizia scientifica sta proseguendo gli accertamenti sulle due auto sequestrate: la Golf grigia di Eva Ciarelli trovata parcheggiata l’altra sera su una chiazza di sangue nel cortile del “ferro di cavallo” e la Renault Clio sequestrata ai due tossicodipendenti che lunedi’, prima dell’omicidio di Cagnetta, hanno comprato droga da una nomade proprio in quello stabile. Non avendo pagato tutto il dovuto (mancavano dieci euro) i due sono stati richiamati dalla nomade e Ciarelli, giunto in suo soccorso, avrebbe sparato un colpo, ferendo per errore Cagnetta che voleva dare man forte della spacciatrice. Sull’auto ci sono delle impronte, ancora da studiare.

 

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