Omicidio Cagnetta, Ciarelli resta in carcere

Esiste un quadro indiziario di sicura gravità e per questa ragione Angelo Ciarelli, nomade, 38 anni, accusato di aver ucciso tre sere fa, a Pescara, nel cortile del cosiddetto ferro di cavallo, resta in carcere

Lo ha deciso il gip del tribunale di Pescara Mariacarla Sacco, che ha convalidato il fermo di Ciarelli eseguito dalla squadra mobile martedì mattina. Per il gip  vi sono “pressanti esigenze di special prevenzione” e ritiene” concreto ed attuale il pericolo di reiterazione di gravi reati con l’uso di armi o comunque di reati della stessa specie di quelli per cui si procede”.

Il gip inoltre evidenzia ” l’elevata pericolosità sociale” di Ciarelli che “anche alla luce dei precedenti penali e giudiziari a suo carico, lascia fondatamente presumere che lo stesso, proprio per la dimostrata incapacità di controllare i suoi impulsi aggressivi, possa commettere gravi reati con l’uso di armi o comunque reati della stessa specie di quelli per cui si procede”.

Davanti al gip e al pm Valentina d’Agostino., Angelo Ciarelli si è avvalso della facoltà di non rispondere. Lo farà forse in appresso, come ha spiegato il suo legale Giancarlo De Marco, all’uscita del carcere di Pescara. “Valuteremo cosa fare – ha detto De Marco -. Per prima cosa voglio vedere quali sono gli indizi di colpevolezza, non ritengo che siano schiaccianti, direi che sono leggeri indizi. Secondo me non è provato che abbia sparato lui, quindi, per il momento vogliamo vedere bene come sono andate le cose e poi Ciarelli darà le sue spiegazioni”.

Gli inquirenti sono sempre al lavoro per ritrovare l’arma dalla quale è stato esploso il colpo nel cortile del cosiddetto ferro di cavallo, nel quartiere Rancitelli, che ha raggiunto Cagnetta al fianco. L’arma, una calibro 38, potrebbe essere la stessa usata nell’omicidio del tifoso del biancazzurro, Domenico Rigante, per il quale è fortemente indiziato il fratello di Angelo, Massimo, assassinio avvenuto lo scorso Primo Maggio, il ferimento di una prostituta nigeriana, di 30 anni, in via Strada Colle San Donato, il 25 aprile. Ma c’è anche l’agguato mortale a Italo Cieci, ex della banda Battestini.

Ma c’è anche da capire come mai circolano armi a Pescara. E da dove vengono. Non è un mistero che il traffico di droga nel capoluogo adriatico si sviluppi con paesi come l’Albania. Lo confermano anche alcune operazioni messe a segno da polizia e carabinieri negli ultimi anni. Pistole che sono diventati fumanti per ribadire con forza chi ha il controllo dello spaccio in città? Anche questo interrogativo aspetta una risposta.

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