Spending review: tagliati i tribunali di Avezzano, Lanciano, Sulmona e Vasto

Avezzano, Lanciano, Sulmona e Vasto (foto a sinistra). Sono i quattro tribunali abruzzesi che figurano tra i 37 destinati alla chiusura sulla base dei criteri della delega per la revisione delle circoscrizioni giudiziarie decisa oggi dal Governo. Gli altri sono Acqui Terme, Alba, Ariano Irpino,  Bassano del Grappa, Caltagirone, Camerino, Casale Monferrato, Cassino, Castrovillari, Chiavari, Crema, Lamezia Terme, Lucera, Melfi, Mistretta, Modica, Mondovì, Montepulciano, Nicosia, Orvieto, Paola, Pinerolo, Rossano, Sala Consilina, Saluzzo, Sanremo, Sant’Angelo dei Lombardi, Sciacca,  Tolmezzo, Tortona, Urbino, Vasto, Vigevano, Voghera. A questi si aggiunge Giugliano in Campania, la cui procura viene accorpata al tribunale di Napoli.

Per il ministro alla Giustizia, Paola Severino, descrive la revisione approvata in Consiglio dei Ministri non solo “è una svolta epocale” ma “cambia la geografia giudiziaria del Paese, ferma all’epoca dell’unità d’Italia, quando si girava con le carrozze e non con i treni ad alta velocità”.

Quel che si temeva nei quattro centri abruzzesi, quindi è accaduto. E’ un taglio che non piace e a esprimere delle perplessità sulle modalità è stato per primo il presidente della Regione, Gianni Chiodi.

“Condivido in linea di massima quello che sta facendo il governo Monti in tema di spending review, ritengo sia necessario rivedere la spesa pubblica ma nel caso specifico bisogna tener conto effettivamente delle distanze e ragionare sull’opportunità di mantenere questi presidi la cui soppressione non determinerebbe una maggiore efficienza del servizio senza danneggiare l’utenza, che invece è fortemente danneggiata”.

Il ragionamento è semplice: si chiude Vasto, che insieme a Lanciano dovrebbe essere accorpato a Chieti, ma si tiene in vita il tribunale del capoluogo chietino, che dista appena 17 chilometri da quello di Pescara. Insomma, si continua a girare attorno al vero problema dell’Abruzzo: mettere mano all’area metropolitana, unire Chieti e Pescara e a quel punto ridisegnare la geografia dei servizi della regione.

Gli Ordini Forensi Abruzzesi hanno subito preso posizione e hanno invitato i parlamentari, il Presidente della Regione, i Consiglieri Regionali, i Presidenti delle Provincie, i Consiglieri Provinciali, i Sindaci, le forze politiche sociali e sindacali tutte, ad assumere ogni iniziativa opportuna e necessaria” affinché sia rispettato l’emendamento che prevede il differimento dell’esercizio della delega in materia di revisione delle circoscrizioni giudiziarie per le Provincie di L’Aquila e di Chieti, e perché, comunque, vengano osservati, nel provvedimento definitivo da adottarsi, i criteri indicati dalla legge delega. Lo schema di decreto legislativo si pone in contrasto evidente con le logiche di buon funzionamento della pubblica amministrazione e dell’amministrazione della giustizia, ancor prima che con i principi contenuti nella oramai famigerata legge delega; gli effetti dello schema di decreto legislativo, ove questo si tramutasse in provvedimento definitivo, si riverbererebbero sui diritti dei cittadini ai quali, così, di fatto, verrebbe impedito o quantomeno reso estremamente difficoltoso l’accesso alla giustizia; di fronte al limitato ed opinabile risparmio di spesa, non solo non ci sarà nessun recupero di efficienza, ma ci sarà un aggravio di costi per gli utenti e per gli operatori; il Governo, con atto di grave arroganza, supponenza e di disprezzo della volontà parlamentare, ha ignorato del tutto l’emendamento contenuto nel così detto decreto milleproroghe che rinvia di tre anni, per le Provincie di L’Aquila e di Chieti, l’esercizio della delega in materia di revisione delle circoscrizioni giudiziarie

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