Omicidio Cagnetta, sul posto del delitto impronte di Angelo Ciarelli

Nella Renault Clio dei due tossicodipendenti inseguiti lunedì scorso tra i palazzi del cosiddetto ferro di cavallo, nel quartiere Rancitelli, sono di Angelo Ciarelli. E’ uno dei particolari emersi dagli accertamenti che la polizia scientifica del gabinetto interregionale di Ancona sta portando avanti in merito all’omicidio di Tommaso Cagnetta, il pregiudicato di 42 anni ucciso una settimana fa. Il pregiudicato sarebbe stato ucciso per sbaglio, raggiunto da un colpo di pistola calibro 38 durante la fase concitate di un inseguimento a due tossicodipendenti che, ricevuta la droga, hanno cercato di allontanarsi senza pagarla. L’inseguimento è stato fatale a Cagnetta: anche lui cercava di bloccare i due fuggitivi, ma gli hanno sparato.Con una pistola che nonostante il calibro, pare non sia la stessa usata per uccidere Domenico Rigante, il primo maggio scorso. Nessuna delle due armi è stata trovata dalla Mobile. La polizia ha però arrestato 5 componenti della famiglia nomade Ciarelli per l’omicidio Rigante, e un altro componente della famiglia Ciarelli, Angelo, per l’omicidio Cagnetta. Nessuna di queste persone, tra l’altro, ha il porto d’armi. Quando la Mobile ha arrestato Angelo Ciarelli gli ha sequestrato 13 proiettili calibro 38 special che ha trovato nascosti in un tombino, dentro un calzino, vicino casa. Una terza arma, oltre queste due, sarebbe nella disponibilità del clan, considerato che per il tentato omicidio di una nigeriana, avvenuto il 25 aprile, la Mobile ha arrestato Pasquale Di Giovanni, cugino dei Ciarelli, che lavora per la scuderia di famiglia. In quell’aggressione è stata utilizzata una 7.65, anche questa mai trovata. 

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