Pescara, Provincia di Chieti

Quello che D’Annunzio divise Monti e Di Giuseppantonio riuniscono. E’ risaputo da tempo che la spending review, inesorabilmente, riunirà in un’unica provincia Chieti e Pescara ma le parole di Enrico Di Giuseppantonio, presidente della Provincia di Chieti e presidente regionale dell’Upi (l’Unione delle Province italiane), suonano quasi come una minaccia per i pescaresi divisi dai teatini da una storica e irrisolvibile rivalità. In un’intervista riportata questa mattina da Il Centro, infatti, Di Giuseppantonio dichiara «Se si fonderanno le Province di Chieti e Pescara, come mi sembra inevitabile a questo punto, il capoluogo non potrà che essere Chieti…Il governo è deciso ad andare avanti per la sua strada e, avendo stabilito di conservare solo 50 delle attuali 107 Province, non consentirà operazioni come, in Abruzzo, quella della formazione di una terza Provincia, la Pescara-Teramo …Il capoluogo sarà inevitabilmente Chieti, che ha una storia più lunga di capoluogo di Provincia, oltre che una tradizione di città degli uffici. La vocazione di Pescara è storicamente diversa: città del commercio soprattutto”.  E così con un colpo di spugna Pescara tornerà dopo quasi un secolo ad essere annessa alla provincia di Chieti, anzi per dirla tutta, tornerà in provincia di Chieti. Il Presidente prevede con assoluta certezza un 30% di risparmio delle spese, ma altrettanto facile previsione è quella relativa ad uno shock … antropologico, che manderà in crisi sia i chietini che i pescaresi. Si glorieranno i teatini di avere in serie A una squadra della loro provincia? E se qualche giornalista sportivo disattento definisse il Pescara come … una compagine … chietina?  Quale sarebbe la reazione dei tifosi del delfino. E il povero Lanciano, appena promosso in B, che si faceva vanto di essere la squadra della provincia di Chieti salita più in alto nel rango calcistico nazionale? Subito scavalcata dal Pescara? Bisognerà rivedere poi il piano della viabilità e dei parcheggi del capoluogo teatino? Chiusi gli uffici provinciali di Pescara, riassorbiti da Chieti, i pescaresi torneranno a frequentare Corso Marrucino? Come reagiranno i pescaresi quando nel loro estratti di nascita legerranno di essere nati a Pescara, provincia di Chieti? Facile prevedere cruentissime dispute, speriamo solo verbali, facile prevedere contrapposti e agguerritissimi schieramenti oplitici, speriamo solo figurati. Scherzi a parte … questa storia non convince. Non convince innanzitutto il tono ieratico del Presidente della Provincia di Chieti che recepisce i tagli di Monti come Mosè accolse, sul monte Sinai, le tavole della Legge. Un Presidente dovrebbe chiedersi, in primo luogo, “E’ praticabile una soluzione centralizzata del problema? Va incontro alle esigenze dei cittadini da me amministrati? Siamo sicuri che gli accorpamenti facciano risparmiare?”.  Non si fa credo un gran servizio, crediamo, a recepire supinamente quello che è deciso con piglio ragionieristico da qualche mandarino di governo. In secondo luogo tutto questo non convince perché dopo decenni in cui ci hanno letteralmente rotto … la testa con la storia che decentralizzare è bello e che autonomia significa risparmio, oggi all’improvviso si cambia rotta e si invoca, per le stesse necessità di ieri, il ritorno alla centralizzazione decisionale e dei servizi. Certo sarebbe utile, sostiene Di Giuseppantonio, una Provincia Chieti-Pescara, con un bacino di circa 600-700mila, a tutte le due aree interessate e forse anche alla stessa regione. Interventi coordinati e pianificati eviterebbero il rischio d’inutili ridondanze e dei conseguenti sprechi, potrebbero essere potenziati con il risparmio i servizi erogati e la vallata del Pescara potrebbe forse finalmente vedere dischiudersi tutte le sue potenzialità produttive, finora negate dal campanilismo e dalla parcellizzazione politica. Certo sarebbe bellissimo e anche mia nonna in carrozzella potrebbe volare con un paio d’ali a disposizione! Dopo decenni passati a separare e a dividere, facendo crescere e diventare particolarismi quelli che in origine erano semplici differenziazioni culturali, oggi la stessa classe politica invoca la necessità di superare il vuoto simulacro del campanilismo. E’ possibile riunire per decreto ciò che si è volutamente separato per anni? Temiamo che la questione non possa essere risolta con facilità e che presto sul tema si alzerà un bel polverone che non permetterà più di vedere con chiarezza gli esatti contorni del problema. Saliranno in cattedra i campioni mondiali della retorica e tutto finirà nella solita disputa campanilistica di sempre. Forse sia Chieti che Pescara meritano di meglio.

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