E’ più importante una sigla sulla targa o l’Europa?

Pescara in provincia di Chieti o di Teramo? Che dilemma puerile. 

Mario Monti gioca tutte le carte su tutti i tavoli che contano per salvare l’euro e l’Italia. Lo fa in Europa e negli Stati Uniti con il chiaro intento di ribaltare i pregiudizi che spesso, anche in troppe occasioni, accompagnano il nostro Paese e i suoi abitanti. Luoghi comuni in tempo di crisi. 

C’è da convincere soprattutto quelle nazioni del nord Europa che più degli altri nutrono dubbi sulla nostra affidabilità e che inevitabilmente influenzano i mercati finanziari internazionali. Monti non basta: per convincere gli scettici sarebbe utile in questo momento che PD e PdL facessero sapere già da adesso che cosa intenderanno fare il prossimo anno, quando il Professore farà un passo indietro per lasciar di nuovo il posto alla politica. Sarebbe importante, ma non ci vuol molto a capire che sarà difficile arrivare a tanto anche perché idee e programmi futuri non potranno non tener conto delle scelte fatte negli ultimi mesi a sostegno dell’esecutivo ‘tecnico’. Ce ne sono state alcune che hanno intaccato qualche casta e qualche privilegio in alcune categorie altre, invece, che hanno rispolverato antiche rivalità. Come quella che si è riaccesa tra due nostre città: Chieti e Pescara. Una situazione che ha del ridicolo, fuori dal tempo, antieconomica e che rischia di paralizzare l’Abruzzo. I motivi per unire due città, che distano appena 17 chilometri l’una dall’altra, sono più d’uno e non danno certo spazio a quella rivalità di campanile che, nel 2012, è davvero fuori dal mondo e campeggia nella testa di pochi. Sono altre le motivazioni che spingono a metterle insieme, tutte tese a ridurre alcuni costosi doppioni (due Asl, altrettante prefetture e tribunali, ecc.) Ne va dell’Abruzzo, che ha bisogno di agganciarsi alle regioni del nord e uscire, una volta per tutte, come mentalità da quelle del sud.  

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