Aiuto sta scomparendo il calcio dilettantistico. Tante le società in difficoltà non solo per la crisi ma anche per scelte del tutto sbagliate.

Se non è un grido di allarme poco ci manca e non va affatto sottovalutato. Parliamo della grave crisi che sta colpendo il calcio dilettantistico con tantissime squadre che al giorno d’oggi si ritrovano a vivere una situazione difficile e ai limiti del paradossale. Tante società specie nel panorama abruzzese si trovano in grave crisi un pò perchè il momento attuale è difficile e tutti devono gioco forza fare dei sacrifici ma anche per scelte societarie del tutto sbagliate che spesso e volentieri vanno a gravare sui bilanci e anche sul portafoglio di chi fa calcio con tanti e innumerevoli ostacoli.

Quest’anno poi le cose sembrano precipitare in maniera del tutto drammatica (calcisticamente parlando ovviamente). Andiamo a guardare un pò tutte le categorie e in serie D c’è da registrare la sparizione dell’Atessa Val di Sangro: Una sconfitta per una città e per una società che forse non ha saputo reggere l’urto di una categoria che forse era troppo grande da mantenere e sostenere. La cosa che fa ancora più rabbia è che il tutto va in fumo dopo una salvezza a dir poco miracolosa ottenuta sul campo da Donato Ronci insieme ai suoi ragazzi che in un contesto di forti difficoltà hanno saputo raggiungere uno straordinario risultato. Non dobbiamo tralasciare anche il fatto che la fusione una volta attuata non ha portato quell’entusiasmo e quel seguito che in terra sangrina si auspicava. Tante volte il gruppo societario facente capo al presidente Pellegrini aveva fatto capire che ad Atessa in molti non erano vicini sia materialmente che economicamente alle sorti del club gialloblù e alla fine ecco il risultato.

 Se scendiamo in Eccellenza il quadro si fa sempre più nebuloso. Un esempio lampante è il Canistro che ha alzato bandiera bianca e non si è iscritto al massimo campionato dilettantistico regionale dopo l’infausta retrocessione dalla serie D avvenuta nello scorso campionato. Una sconfitta per un ambiente che forse non poteva sostenere uno sforzo simile con una serie D che era troppo per una realtà di 800 abitanti, va bene le ambizioni, va bene il prestigio, va bene la volontà di portare in giro per l’Italia una realtà cosi piccola ma a che prezzo ?! Quello di non esistere più e in un colpo solo veder svanire anni di sacrifici,di storia e soprattutto di successi……Ma ne valeva davvero la pena fare la serie D a Canistro ? Secondo il mio parere personale no.

 In Promozione manco a parlarne. Le società retrocesse dall’Eccellenza hanno tutte presentato domanda di ripescaggio ma al tempo stesso è stato lanciato un appello per fare in modo che qualcuno possa adoperarsi per non lasciare da solo chi tra un mare di sacrifici sta cercando di tenere in vita il calcio cittadino. Come se non bastasse alcune realtà hanno già salutato la compagnia. Canzano e Casoli di Atri hanno preferito rinunciare da subito ad iscriversi in Promozione e hanno optato per il campionato di Prima Categoria. Una scelta dolorosa ma in linea con le difficoltà che queste due società hanno avuto e che le hanno portate a ripartire da un gradino più basso pur di evitare una ingloriosa quanto triste cancellazione. Eclatante invece la situazione del Real Scerne: Non si aveva la percezione che il sodalizio adriatico potesse di punto in bianco mollare ma a quanto pare le difficoltà economiche del momento hanno avuto il sopravvento e cosi una società che dal nulla si era costruita un blasone e anche una fama si è ritrovata in un colpo solo cancellata dal panorama calcistico regionale. Se poi parliamo del Castel di Sangro si può solo parlare della fine di una lenta e dolorosa agonia di una piazza che dopo gli anni d’oro di Gravina non ha saputo più ricostruire un forte gruppo dirigenziale e chi è passato dopo ha solo portato guai e problemi a non finire.

Ma perchè è accaduto tutto questo ?! Bisognerebbe chiederlo ai presidenti o a quei dirigenti che hanno avuto in mano le sorti di alcune società e che poi sono sparite in maniera ingloriosa e assurda. Non basta ormai avere un nome,una storia o un palmares da difendere. Non basta fare la serie D o un campionato di Eccellenza per sentirsi grandi. Ci vuole altro, magari un idea buona, magari una società e uomini che sanno che fare il passo più lungo della gamba a volte può essere letale per una società di calcio. Tutti per ambizione o per soddisfazione personale vogliono sempre andare oltre, andare oltre quella linea di normalità e semplicità che dovrebbe contraddistinguere questo mondo e che invece si avvicina pericolosamente ai problemi delle società professionistiche. Bisognerebbe tornare indietro di venti o trent’anni, li si faceva un calcio puramente dilettante,nessuna intervista a fine partita e il classico appuntamento al bar dopo, per rilassarsi e ripensare ad un gol, ad una parata o magari alla soddisfazione di aver battuto la squadra del paese vicino.

Erano altri tempi, ma erano momenti dove il calcio dilettantistico aveva una sua funzione ed un suo ruolo sociale di vitale importanza. Oggi le società di calcio spariscono e si assistono a fusioni che vengono fatte per unire gli sforzi ma servono solo a togliere un identità a chi la domenica aveva come svago di andare a vedere la partita di calcio della squadra del proprio paese. L’allarme è scattato facciamo in modo che rimanga isolato e cerchiamo di tornare indietro nel tempo per trovare il modo di avere un futuro domani……….calcistico ovviamente.

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