Sangritana, cento anni di storia ma anche tanti progetti per il futuro

A cento anni di distanza ci si ritrova dove tutto ha avuto inizio. Ma dalla vecchia stazione in pieno centro, a Lanciano, della Sangritana, l’unica società di trasporto su ferro d’Abruzzo, si continua a guardare al domani, con progetti che vanno oltre i confini regionali, che la società per azioni, il cui capitale è interamente partecipato dalla Regione Abruzzo, per la verità ha già varcato. Senza dimenticare, appunto, i suoi 100 anni di storia.  

Ma andiamo per ordine. Innanzitutto partendo dalle celebrazioni per il centenario, che prenderanno il via mercoledì prossimo, 1^ agosto, con l’intitolazione del piazzale della storica stazione di Lanciano all’ingegner Camillo Dellarciprete, tecnico ferroviario che spinse Ernesto Besenzanica a redigere il progetto definitivo della nuova linea ferroviaria Sangritana nel lontano 1912. Quel giorno venne aperta la tratta ferroviaria San Vito Marina – Lanciano, poi i convogli della società di trasporto lancianese, raggiunsero Castel di Sangro, nell’aquilano, la valle dell’Aventino, fino a Guardiagrele e attraverso la linea ferroviaria adriatica, Pescara. Molte di quelle tratte oggi non esistono più, sono state dismesse e in momenti come questi in cui i carburanti per autotrazione hanno raggiunto costi alti, se ne avverte molto la mancanza non solo perché i treni della Sangritana potrebbero garantire un efficiente sistema di trasporto passeggeri, ma sarebbero stati importanti per le varie realtà industriali presenti sul territorio, come avviene per il trasporto dei Ducato dagli stabilimenti della Sevel, in Val di Sangro, al Nord d’Italia. L’opportunità di ampliare la propria offerta potrebbe riaprirsi nella fase di riorganizzazione, avviata dalla Regione, del trasporto pubblico regionale.

Nella conferenza stampa che si è tenuta oggi per la presentazione della manifestazione del prossimo 1° agosto, il presidente Pasquale Di Nardo (foto a sinistra), non è entrato nei particolari delle proposte che FSA farà al tavolo permanente, attorno al quale siedono, oltre alla Regione, società di trasporto e sindacati. Ha lasciato però intuire che di spazi, nei quattro bacini individuati che hanno diviso l’Abruzzo, ve ne sono eccome. Per il momento, c’è da segnalare l’imminente riapertura del tratto che dalla stazione di Torino di Sangro-Fossacecia, raggiunge Archi e Bomba, e l’omonimo  bacino lacustre. Il collegamento avverrà su motrici “Aquilotto”, con motori diesel. 

E’ un primo passo.

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