Soppressione dei tribunali sub provinciali abruzzesi, adesso è lotta contro il tempo

I margini per intervenire sono pochi ma su questi si lavorerà per far breccia e tentare di salvare i quattro tribunali abruzzesi: Avezzano, Sulmona, Lanciano e Vasto, che rischiano di essere tagliati.

Fondamentale sarà, quindi, sfruttare il tempo dal momento che, in virtù dell’emendamento presentato dal senatore Giovanni Legnini (PD), approvato, e dell’ordine del giorno dell’onorevole Lanfranco Tenaglia sull’inserimento del Tribunale di Chieti tra gli uffici pubblici danneggiati dal terremoto dell’aprile 2009, prima che il provvedimento del Governo trovi applicazione occorreranno altri 4 anni e mezzo. Ieri, però, l’esecutivo Monti ha dato una bella spallata alle speranze. E che pochi si aspettassero un cambiamento così drastico da parte del Governo lo confermavano anche i pareri delle Commissioni Giustizia di Camera e Senato, che appunto rinviano ogni decisione sui quattro tribunali sub-provinciali. 

“La decisione assunta dal Consiglio dei Ministri non è condivisibile. Il Governo, invece, interpretando in modo restrittivo e inaccettabile, ha disposto la chiusura di Avezzano, Sulmona, Lanciano e Vasto, oltre che delle sezioni distaccate, differendone l’attuazione di tre anni, che si aggiungono all’anno e mezzo concesso a tutti i tribunali soppressi – ricordano i senatori  Franco Marini e Giovanni Legnini e gli onorevoli LanfrancoTenaglia e Giovanni Lolli -. Lavoreremo nei prossimi anni insieme ai sindaci, all’avvocatura, alla magistratura e a tutte le altre forze politiche  per cambiare la decisione assunta e per dare al territorio abruzzese un assetto più razionale, maggiormente corrispondente all’ampiezza territoriale  e alle condizioni infrastrutturali delle aree interessate. In definitiva, incassiamo il tempo più lungo  che abbiamo ottenuto e ribadiamo il nostro impegno  a difesa di ampi territori dell’Abruzzo e dei loro cittadini  che non possono essere privati del servizio giustizia”.

Anche il segretario regionale del PSI, Massimo Carugno fa sentire la sua voce e afferma che “a dispetto dei trionfalistici proclami di politici locali di qualche giorno fa il parere della Commissione parlamentare di rinviare ogni valutazione a 36 mesi non è stato evidentemente recepito, restando quanto deciso nel testo originario, che prevedeva solo la sospensione di tre anni della soppressione attualmente decisa. Quella del Governo è complessivamente una decisione senza senso e razionalità per i motivi più volte detti. Il P.S.I ne farà una battaglia di principio, per riaffermare il significato del decentramento amministrativo, che condurrà nel nuovo parlamento”.

Preoccupazione anche da parte sindacale. A esprimerla Claudio Castellano, delegato della CISL-FP del Tribunale di Lanciano che in un comunicato stampa ha sottolineato come “le iniziative promosse non sono valse a nulla, anche politiche, per evitare tale scelta “economica”, né i pareri vincolati delle Commissioni Giustizia di Camera e Senato. L’Abruzzo dunque è tra le regioni più colpite dalla revisione della geografia giudiziaria. Come più volte ribadito su 64 uffici giudiziari ne rimarranno 24. Si è scelto di mantenere alcuni presidi in zone ad alta criminalità, in altre regioni italiane purtroppo afflitte da gravissimi problemi di tenuta socio – economica. In Abruzzo così non è stato, eliminate dunque quattro Procure della Repubblica, quattro Tribunali, 6 Sezioni Distaccate di Tribunale, oltre a quasi tutti gli Uffici del Giudice di Pace. A questo punto resta soltanto l’amara e triste considerazione che, tra qualche anno, ci si dovrà trasferire, lasciando queste sane realtà territoriali … chissà in quali mani! Dal tenore delle scelte operate, sembra infatti che la criminalità organizzata resti confinata solo in quelle Regioni dove storicamente ha sempre agito e condizionato la vita di quelle popolazioni, ma purtroppo la realtà è ben altra. Se c’è una cosa che dette “organizzazioni” sanno fare è quella di adeguarsi, infiltrarsi, connettersi, con i tessuti sociali ed economici ancora sani per poi far valere la propria egemonia, a volte in maniera celata, altre in maniera certamente eclatante. Fino a quando si continuerà a ragionare in termini puramente economici? Cosa diremo ai nostri figli, e soprattutto, cosa lasceremo loro? Territori “di conquista” da parte della delinquenza? Purtroppo le scelte sono state adottate e pertanto non resta che “preparare le valigie”. Quasi nulli gli spiragli per intervenire se non sotto il profilo della legittimità costituzionale dei provvedimenti adottati rispetto alla legge delega n. 148/2011, ma resta la sconcertante sensazione di essere stati “abbandonati” proprio da chi, istituzionalmente preposto alla tutela, salvaguardia e sicurezza di tutto il territorio nazionale, ha agito soltanto per alcune parti di esso!”.

Intanto, il consgliere comunale del PdL di Lanciano, Marco Di Domenico, ha chiesto al sindaco della città frentana Mario Pupillo e al presidente del Consiglio comunale, Donato Di Fonzo, la convocazione di un tavolo per far tenere un’assemblea civica straordinaria. “Per ridisegnare l’Abruzzo non è certo sufficiente abolire 4 tribunali storici e strategici con le rispettive procure. L’ottusa e becera decisione del Governo – aggiunge Di Domenico -, che guardacaso premia Sicilia con Sciacca e Calatgirone e le sue 4 corti di appello, da conto di un reciso fallimento dei parlamentari abruzzesi, con qualche estemporanea eccezione, soprattutto di quelli imbevuti di beceri interessi di campanile e di botteghismo elettorale, per accentrare in realtà oramai desuete, non al passo coi tempi e con i flussi servizi, professioni e ora finanche la difficile e dibattuta offerta-giustizia. Invero, Chieti, con L’Aquila, è stoicamente appiattita su vecchie logiche di privilegi, tipiche di realtà da tempo decentrate per naturale crescita costiera. Tali politici dovranno avere il buon gusto di dimettersi e di mai più presentarsi agli elettori per aver clamorosamente fallito pur avendo blatrato sterili teorie che hanno malcelato campanilismi e steccati di orticelli capricciosi e provinialioidi. Così si saccheggia il territorio e si violano gli interessi delle comunità per gli interessi di pochi”.

Intanto i sindaci di Avezzano, Vasto Lanciano e Sulmona si riuniranno in “conclave” per preparare le contromosse mirate a invalidare il decreto legge del Governo Monti che, sordo agli appelli dell’Abruzzo terremotato, nonché alle indicazioni delle Commissioni giustizia di Camera e Senato e del Consiglio superiore della Magistratura, ha calato la mannaia sui quattro presidi della legalità. Lunedì alle 17, nel Municipio di Avezzano, i primi cittadini Giovanni Di Pangrazio, Luciano Lapenna, Mario Pupillo ed Enea Di Ianni (vice sindaco di Fabio Federico) esamineranno il provvedimento del Governo Monti per poi decidere la strategia migliore per cancellare una decisione assurda.  

“Il consiglio dei ministri”, attaccano i sindaci, “ha calpestato un territorio messo già in ginocchio dal terremoto e assestato il secondo schiaffo al Parlamento Italiano, prima interpretando una legge in maniera distorta e poi non rispettando le indicazioni delle Commissioni giustizia di Camera e Senato che hanno ribadito l’esatta interpretazione della legge che fissa l’esercizio della delega tra tre anni, poiché la situazione infrastrutturale dell’Abruzzo, in particolare della città de L’Aquila, non consente la chiusura dei tribunali. Sarebbe il caos. Senza contare che questa riforma, sbandierata come epocale, è destinata a produrre solo ulteriori disagi e costi aggiuntivi per i cittadini a fronte di un risparmio di pochi spiccioli per le casse pubbliche. Non possiamo tollerarla. Sarebbe una mazzata letale per l’economia e un arretramento dello Stato in una zona molto appetibile per la criminalità organizzata. Impugneremo il provvedimento e porteremo il Governo davanti alla Corte Costituzionale”.  L’obiettivo dei sindaci, quindi, è chiaro: costringere il Governo dei tecnici alla corretta applicazione del comma 5 Bis dell’articolo 1 della legge 14 settembre 2011 n. 148 recante delega al governo per la riorganizzazione degli uffici giudiziari sul territorio nazionale: per gli effetti prodotti dal sisma del 6 aprile 2009 sulle sedi dei tribunali di L’Aquila e Chieti il termine di cui al comma 2 per l’esercizio della delega relativamente ai soli tribunali delle province di L’Aquila e Chieti, ovvero Avezzano, Sulmona, Vasto e Lanciano, è differito di tre anni. Il governo dei tecnici, quindi, seppur chiamato a un lavoro di risanamento dello Stato, non può by-passare il Parlamento.

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