Carcere di Castrogno, i Radicali inviano relazione al al Ministro della Giustizia e al Ministro della Salute

“La casa circondariale di Teramo è gravemente sovraffollata; i detenuti presenti sono 418 (376 uomini e 42 donne), a fronte di una capienza regolamentare di 231 posti; con riferimento alla posizione giuridica, 236 detenuti scontano una condanna definitiva, 62 sono in attesa di primo giudizio, 37 appellanti, 30 ricorrenti, 34 con posizione giuridica mista con definitivo, 18 con posizione giuridica mista senza definitivo; i detenuti stranieri sono 82, così suddivisi: 23 provenienti dalla Romania, 12 dall’Albania, 11 dal Marocco, 10 dalla Nigeria, 8 dalla Tunisia, 4 dall’Algeria, 2 da Slovacchia e Macedonia, 1 detenuto proveniente da Libia, Egitto, Sierra Leone, Somalia, Ruanda, Burkina Faso, Bolivia, Georgia, Croazia, Svizzera; secondo quanto riferito, dall’inizio dell’anno, soltanto 17 detenuti sono usciti dal carcere in virtù della legge 199 del 2010 (e successive modifiche); 398, invece, sono stati i nuovi ingressi dall’inizio dell’anno; al sovraffollamento si affianca una marcata carenza di personale di polizia penitenziaria: gli agenti assegnati all’istituto sono 180 ma le unità effettivamente in servizio sono soltanto 160 (a causa di distacchi e malattie di lungo corso), mentre è di 203 agenti la dotazione organica dell’istituto prevista dal Decreto Ministeriale del 2001 (previsione effettuata in relazione ad una popolazione detenuta di gran lunga inferiore a quella attuale); il deficit di organico di polizia penitenziaria si ripercuote negativamente sulla vita dei detenuti e sulla vita degli stessi agenti, costretti a operare in condizioni di stress per fare fronte a un notevole carico di lavoro; 10 nuovi agenti, secondo quanto riferito, prenderanno servizio dal prossimo autunno, ma l’incremento effettivo sarà di sole 4 unità, perché 6 delle 10 unità previste sono già attualmente distaccate presso il carcere di Castrogno: “ci saranno in futuro 4 nuove unità, ma sono poche”, sottolinea il vice comandante De Amicis. Il Nucleo traduzioni della polizia penitenziaria di Teramo ha un elevato numero di movimentazioni: nel 2011 ha effettuato 1314 traduzioni (di cui 399 per ragioni sanitarie), per un totale di 1997 detenuti tradotti; nel 2012 (dato parziale) sono state effettuate 806 traduzioni (di cui 324 per ragioni sanitarie), per un totale di 1074 detenuti tradotti; le maggiori criticità del nostro istituto sono riconducibili al sovraffollamento, alla carenza di personale di polizia penitenziaria e all’alto numero di detenuti con problematiche di tipo sanitario, psichiatrico, o legate alla tossicodipendenza”, afferma il vice comandante De Amicis; i detenuti tossicodipendenti iscritti al Ser.T di Teramo sono 90; 80 detenuti sono affetti da patologie di tipo psichiatrico e circa 250 detenuti manifestano disturbi di personalità e forme di disagio psicologico; i detenuti con una cardiopatia conclamata sono 27, mentre 23 soffrono di ipertensione arteriosa; i detenuti con una doppia diagnosi sono 14; all’interno dell’istituto operano 6 medici (che assicurano una copertura h24), 1 psichiatra per 18 ore settimanali, 9 infermieri più 1 caposala (ciascuno impegnato per 36 ore settimanali, assicurano una copertura dalle 7.00 alle 22.00); l’area sanitaria, secondo quanto riferito, ha effettuato all’interno 6044 visite dall’inizio dell’anno; gli educatori effettivi sono 4, atteso che 2 dei 6 educatori assegnati al carcere di Castrogno sono distaccati in un altro istituto; l’assistenza psicologica, assicurata soltanto da 2 psicologi volontari, risulta del tutto inadeguata a fare fronte alle esigenze della popolazione detenuta. A Castrogno lavora solo il 10 per cento dei detenuti, a rotazione: si tratta esclusivamente di lavori domestici alle dipendenze dell’Amministrazione penitenziaria, mentre non sono presenti lavorazioni interne o collaborazioni con cooperative o imprese esterne; negli ultimi anni, secondo quanto riferito, le ore lavorative complessive si sono progressivamente ridotte, a causa dei consistenti tagli alle mercedi; molti detenuti, inoltre, sottolineano l’esiguità dei compensi; un detenuto lavorante, con la mansione di spesino, mostra la sua busta paga del mese di maggio: 74 euro, che si riducono a 41 euro per le varie trattenute (fra le quali 13 euro vincolati per affrontare eventuali emergenze); un altro detenuto riferisce di guadagnare 19 € ogni 10 giorni e denuncia: “lavoro 11 ore al giorno ma mi pagano per 1 ora e mezza”

Sono questi alcuni passaggi della relazione che l’on.Rita Bernardini ha inviato al Ministro della Giustizia e al Ministro della Salute, che oltre alla sua firma reca anche quella dei deputati Marco Beltrandi, Maria Antonietta Farina Coscioni, Matteo Mecacci, Maurizio Turco, Elisabetta Zamparutti. La elazione è frutto della visita che il 15 agosto scorso la Bernardini insieme a Marco Pannella, presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito, a Riccardo Chiavaroli, consigliere regionale della Regione Abruzzo, e ai militanti radicali Rosa Quasibene, Orazio Papili, Renato Ciminà, Paolo Francesco Palombo e Gianmarco Ciccarelli hanno effettuato nella casa circondariale teramana. Una visita durata sette ore e alla quale non erano presenti né il direttore dell’istituto né il comandante di polizia penitenziaria; la delegazione è stata ricevuta e accompagnata dal vice comandante di polizia penitenziaria Igor De Amicis e, nella seconda fase della visita, dall’ispettore Papini (polizia penitenziaria).

“La situazione riscontrata è la seguente: l’istituto si sviluppa su quattro piani (oltre al piano terra, dove è ubicata l’infermeria) e non è dotato di ascensore; ogni piano corrisponde a una sezione; al primo piano sono ristretti i detenuti protetti; il secondo piano ospita detenuti in regime di alta sicurezza; il terzo e il quarto piano ospitano detenuti comuni in regime di media sicurezza; ogni sezione consta di 50 celle e si articola, a sua volta, in due semisezioni da 25 celle; a parte, in un’area del penitenziario prossima all’ingresso, si trovano la sezione femminile, in cui è ristretta anche una detenuta con un bimbo di età inferiore a 3 anni, e un piccolo reparto che ospita 3 detenuti semiliberi; le celle – scrive la Bernardini nelle circa venti pagine inviate ai titolari dei due dicasteri – sono tutte di uguale dimensione (circa 9 mq): progettate per ospitare un detenuto, ne ospitano generalmente 2 e in alcuni casi 3; i detenuti trascorrono 20 ore al giorno chiusi in cella; tutte le celle sono sprovviste di doccia, in violazione dell’art. 7 del D.P.R. n. 230 del 30 giugno 2000; l’erogazione di acqua è razionata, con una sospensione di 2 ore e mezzo al mattino (dalle 8.30 alle 11.00) e di 3 ore nel pomeriggio (dalle 14 alle 17); l’erogazione di acqua calda non è assicurata nemmeno nei mesi invernali; l’accesso alla doccia comune è consentito ogni giorno, tranne la domenica e i giorni festivi; in tutte le celle il letto a castello è fissato al pavimento in cemento; la condizione dei materassini di gommapiuma su cui sono costretti a dormire i detenuti è pessima; alle finestre sono applicate, oltre alle normali sbarre, reti a maglia stretta che ostacolano la visuale esterna e limitano la circolazione di aria e l’ingresso di luce naturale: secondo quanto riferito, queste reti sono state installate recentemente per evitare che i detenuti buttino i rifiuti dalla finestra; le celle non sono dotate di frigorifero; in molti casi nella stessa cella sono reclusi detenuti che scontano una condanna definitiva e detenuti in attesa di giudizio, senza che sia assicurata la separazione dei condannati dagli imputati; una delle maggiori criticità è connessa al ruolo e alle funzioni del magistrato di sorveglianza, che – come segnalato da moltissimi detenuti e come si appalesa dalle condizioni di detenzione, per molti aspetti non conformi alla normativa vigente – non riesce a espletare in modo pieno e puntuale i compiti che la legge gli affida; fino a non molto tempo fa era competente sul penitenziario teramano il magistrato di sorveglianza di Pescara, Alfonso Grimaldi; da circa un mese è subentrato un nuovo magistrato di sorveglianza; molti detenuti sottolineano che il rapporto con gli agenti di polizia penitenziaria è buono, mostrando piena comprensione del fatto che gli agenti sono costretti a lavorare sotto organico.

Di fronte a tutto ciò. la Bernardini sollecita interventi immediati da parte del Ministro di Grazie e Giustizia per rendere il carcere più vivibile e, soprattutto, dare delle risposte a quei detenuti, tanti, che durante l’incontro del 15 agosto scorso hanno fatto presente alla delegazione condizioni di vita davvero difficile.

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