Province: quattro ipotesi e nessun percorso condiviso

Sono 4 le proposte di riordino delle amministrazioni provinciali finite al Consiglio delle Autonomie Locali, che il prossimo 12 settembre tornerà a riunirsi per arrivare ad progetto che riveda l’attuale geografia territoriale e che sia capace di ribaltare la proposta del Governo.
Quattro idee come quella presentata dai Comuni di Teramo e Roseto, che prevede il mantenimento delle Province di Teramo, Chieti e L’Aquila, con la trasformazione di Pescara in Città metropolitana. A Teramo verrebbero annessi i centri dell’Area Vestina, mentre il Comune di Francavilla al Mare passerebbe con Pescara. C’è poi quella del Comune di Atri per una nuova Provincia Pescara-Teramo, mentre la Provincia e il Comune di Chieti puntano a escludere tutto il territorio teatino da qualunque ipotesi di riordino.
L’ultima proposta del Comune e della Provincia di Pescara è quella relativa alla maxi Provincia Appennino-Adriatica, formata dai territori di Chieti, Pescara e Teramo.
Insomma, c’è ancora molto da lavorare prima di arrivare a un percorso condiviso.
Oggi a Teramo, al Circolo Abruzzese della Stampa, le Province si sono confrontate sulle ipotesi di riordino con il contributo dell’onorevole Vincenzo Cerulli Irelli, docente di Diritto Amministrativo alla Sapienza di Roma, il quale, da mesi, collabora con l’Upi proprio su questi temi. Il dibattito, moderato dal presidente del Circolo, Marcello Martelli, ha registrato il contributo di numerosi rappresentanti istituzionali: il presidente Catarra, l’assessore pescarese Antonio Martorella,  quello chietino Mauro Petrucci (entrambi in rappresentanza dei rispettivi Presidenti); l’onorevole Paolo Tancredi; il segretario della Presidenza della Regione, Enrico Mazzarelli;  il direttore dell’Anci Abruzzo, Giuseppe Mangolini, il sindaco di Teramo Maurizio Brucchi, il presidente del Cresa, Lorenzo Santilli. Cerulli, ricordando che si è partiti dalla proposta della soppressione totale delle Provincie – ipotesi che senza mezzi termini ha definito una sciocchezza – e pur rilevando dei limiti giuridici all’attuale provvedimento legislativo – in particolare quelli relativi alla sottrazione di funzioni e all’elezione di secondo grado – ha invitato le istituzioni abruzzesi a trovare una linea condivisa perché, ha affermato: “altrimenti il Governo deciderà senza di voi e questa mi sembra l’ipotesi peggiore”.

Il professor Cerulli, che è stato parlamentare del collegio teramano, ha avanzato la sua proposta: una Provincia Adriatica che veda insieme Teramo, Pescara e Chieti magari con la cessione di alcuni territori, contigui geograficamente e socialmente, alla Provincia de L’Aquila. Secondo Cerulli il ridisegno dei territori deve avvenire tenendo conto “delle caratteristiche sostanziali” e “unire Teramo e Pescara sarebbe un errore perché il capoluogo, il Comune più grande e quindi Pescara, non avrebbe alcuna centralità; così come sono contrario all’unione fra Teramo e L’Aquila perché siamo di fronte a territori con dinamiche sociali, imprenditoriali e di sviluppo completamente opposte”. Una proposta, questa, che sposa l’ipotesi già formulata dal senatore abruzzese Andrea Pastore.

Un’altra riunione si è tenuta a Pescara, promossa dal presidente della Provincia, Guerino Testa. Si tratta del secondo riunione sull’argomento, che si è svolto a Palazzo dei Marmi. Presenti Maurizio Vicaretti, dell’ordine provinciale degli ingegneri, Mauro Angelucci, presidente di Confindustria Abruzzo, il presidente della Camera di commercio Daniele Becci, il direttore della Cna Carmine Salce, il presidente e il direttore della Caripe, Pino Mauro e Bruno Presidente, i rappresentanti di Ordine degli agronomi e Coldiretti, con i responsabili dei sindacati, oltre al parlamentare del Pd Vittoria D’Incecco. 

E qui la linea emersa è quella di puntare sulla provincia Chieti-Pescara, che di fatto già esiste. Lo ha ribadito il presidente di Confindustria Pescara, Enrico Marramiero, ma anche Nicola Mattoscio, presidente della Fondazione Pescarabruzzo: guardare a “Pescara-Chieti come punto di partenza di una piattaforma unica regionale. Il traino della regione è l’area metropolitana – ha detto con convinzione. 

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