Armi dalla Svizzera, via Abruzzo, per la ‘ndrangheda

L’Abruzzo cerniera tra la Lombardia e la Calabria nel traffico di armi e droga. E’ quanto emerge dopo l’operazione dei carabinieri che oggi, dopo tre anni di indagini, hanno eseguito 8 ordinanze di custodia cautelare, di cui 4 in carcere. In manette anche il figlio del boss Felice Ferrazzo, Eugenio, 34enne di Mesoraca, in provincia di Crotone. Oltre a Ferazzo sono stati arrestati  Francesco Scicchitano, 63enne di Pianopoli, in provincia di Catanzaro; Antonino Amato, 63enne catanese residente a Gerenzano , nel Varesotto, Mirko De Notaris, 36enne di Vasto, Salvatore Ferrigno, un 49enne di origini catanesi residente a Uboldo (Varese), Cristian Margiotta, 32enne milanese, Alfio Privitera, 54enne catanese residente a Lozza (Varese) e Donato Santo, 27enne residente a Jesolo. 

L’aspetto più preoccupante riguarda il traffico di armi, destinate a una cosca scissionista calabrese, al centro di sanguinose faide. L’organizzazione è stata smantellata dai Carabinieri del Reparto Operativo di Varese, con il supporto dei Comandi i Saronno, Milano, Pescara e San Donà di Piave. Le indagini, coordinate dal pm Mario Venditti, hanno permesso di individuare l’esistenza dell’organizzazione criminale, che faceva base nella provincia di Varese e aveva organizzato un sistema per importare dalla Svizzera, attraverso i valichi di Brogeda (Como) e Gaggiolo (Varese), grossi quantitativi di marijuana, hashish e cocaina e armi comuni da sparo e armi da guerra, con relative munizioni, destinate al clan di stampo ‘ndranghetistico di Mesoraca riconducibile alla famiglia di Felice Ferrazzo, già attivo nel varesotto.

I provvedimenti sono stati firmati cautelari dal Gip di Milano. In particolare, 4 arresti sono stati eseguiti in flagranza: uno per tentato omicidio e resistenza a pubblico ufficiale, uno per detenzione di munizionamento da guerra e due detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti. Nel corso delle indagini, i carabinieri hanno anche sequestrato due pistole mitragliatrici, una pistola semiautomatica, un revolver con circa 500 munizioni di vario calibro e 200 grammi circa di hashish.

Diversi gli episodi criminosi documentati nel corso delle complesse indagini – condotte anche in collaborazione con la Polizia Federale Elvetica – rese particolarmente difficoltose dall’articolato linguaggio criptico utilizzato dagli indagati. Infatti, nel corso delle attività, è emerso costantemente il riferimento – in tema di armi – alla compravendita di “motorini” e “marmitte”, mentre in materia di stupefacenti l’argomento veniva camuffato parlando di “litri d’olio” o di “donne”.

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