Sottovalutato quel che sarebbe avvenuto il 6 aprile 2009 e responsabili della morte di 29 persone. Chieti 4 anni di carcere per 7 membri della Commissione Grandi Rischi

Quattro anni di reclusione per Franco Barberi, presidente vicario della commissione Grandi Rischi, Bernardo De Bernardinis, già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione civile, Enzo Boschi, all’epoca presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e., Claudio Eva, ordinario di fisica all’Università di Genova e Mauro Dolce, direttore dell’ufficio rischio sismico di Protezione civile. 

Sono le condanne richieste oggi, al termine della loro requisitoria, dai pubblici ministeri Fabio Picuti e Roberta d’Avolio per i sette membri della Commissione Grandi Rischi, richieste arrivate dopo un anno di udienze – il processo era iniziato il 20 settembre 2011 – e gli due giorni dedicati proprio alla pubblica accusa.

La requisitoria dei pm Picuti e d’Aloisio ha messo sotto la lente d’ingrandimento il comportamento della Commissione in particolare quella riunione del 31 marzo 2009, vertice nel quale avevano rassicurato gli aquilani, alle prese in quei giorni con un insistente sciame sismico, che precedette il terremoto distruttivo avvenuto il 6 aprile.

“”Si diceva che L’Aquila aveva il 15 per cento di possibilità di scuotimento di un terremoto pari o superiore al 5.5 della scale Richter, in un arco temporale di 10 anni, perché non è stato detto? – ha tuonato in aula Picuti – Quando sono venuti a L’Aquila hanno condotto un’analisi del rischio carente, inidonea e approssimativa perché leggendo il verbale della riunione ci troviamo difronte ad affermazioni scientificamente inutili, erronee e colposamente ingannevole. Dalla commissione non ci si aspettavano predizioni. Avrebbero dovuto fare quello che dice la norma, fare attività di previsione e prevenzione del rischio, ovvero un’attenta disanima delle criticità come affermò l’allora capo della Protezione civile Guido Bertolaso nel fax di convocazione”.

Cita in aula le testimonianze il pm d’Aloisio, le rilegge e dà maggior peso alla richiesta di condanna. Prove che, secondo la pubblica accusa, confermerebbe come la Commissione abbia sottovalutato quel che stava per accadere nel capoluogo e  per evitare la morte di 29 persone: Silvana Alloggia, Giovanna Berardini, Anna Berardina Bonanni, Claudia Carosi, Elvezia Ciancarelli, Adalgisa Cicchetti, Davide Cinque, Matteo Cinque, Alessandra Cora, Antonella Cora, Claudio Fioravanti, Maria Pia Germinelli, Giuseppina Germinelli, Micaela Germinelli, Rosa Germinelli, Francesco Giugno, Luigi Giugno, Jussein Hamadi, Franca Ianni, Vezio Liberati, Patrizia Massimino, Domenico Parisse, Maria Paola Parisse, Ilaria Placentini, Ilaria Rambaldi, Annamaria Russo, Claudia Spaziani, Paola Tomei, Daniela Vicini e Fabrizia Vittorini. 

La condanna a 4 anni formulata dai pm si allarga anche a Cinzia Di Bernardo, Anna Paola Pulcheri, Stefania Cacioppo, Shaim Hiasham: loro hanno riportate lesioni.

I sette imputati sono stati scagionati per la morte di Adelma Colaianni, Stefania Di Marco, Paolo Di Marco, Aurelio Giallonardo, Giuseppina Vasarelli, Alessio Di Pasquale, Alessio De Simone e per le lesioni cagionate a Piergiorgio Lauri. 

Il dibattimento riprenderà con le arringhe difensive in programma il 9 e 10 ottobre.

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