Frana in più punti la Costa dei Trabocchi: il WWF chiede interventi per la messa in sicurezza

Se si andasse a curiosare tra le spese di bilancio che le Ferrovie dello Stato, fino a qualche anno sostenevano per proteggere l’Adriatica che allora correva lungo la costa, ci si potrà rendere conto di quanto costi difendere la Costa dal degrado e dal mare. Ed è un problema che va affrontato subito perché se si realizzerà finalmente la pista ciclabile, che correrà lungo uno dei tratti più belli d’Abruzzo, bisognerà tenerne conto. In Italia, scarseggia la cultura della manutenzione e per non assistere alla fine di tante altre opere sparse lungo la Penisola, c’è bisogna da adesso di essere chiari, senza mettere in affanno le amministrazioni locali, che da sole non potrebbero sopportare spese ingenti. Anche perché il percorso ciclopedonale sarà un volano per lo sviluppo turistico dell’intero Abruzzo.     

Il problema dell’erosione della Costa è balzato in queste ore alla ribalta dall’intervento del WWF, che ha denunciato come le prime mareggiate pre-autunnali hanno già fatto sentire il proprio effetto, facendo franare verso il mare diversi tratti di litorale. I Comuni più colpiti, come Rocca San Giovanni, San Vito Chietino e Torino di Sangro, aspettano con ansia i promessi investimenti regionali per i ripascimenti e barriere frangiflutto.

“Interventi tampone che non fanno che aggravare e spostare più a valle il problema erosivo, creando un inutile ed antieconomico effetto a catena. Sono anni che come WWF ribadiamo che la gestione della fascia costiera non può prescindere da un approccio organico ed integrato, che vada a ripristinare il naturale ciclo sedimentario, compromesso irrimediabilmente dall’azione antropica. La forte pressione edilizia, la cementificazione degli argini fluviali insieme al prelievo di materiale dall’alveo, la distruzione delle dune costiere sono tutte concause del fenomeno regressivo, che però non vengono prese in considerazione negli interventi regionali. Vogliamo però precisare che la tendenza alla regressione della linea di costa, soprattutto nel nostro Mar Adriatico, è un fenomeno in parte naturale e quindi inarrestabile, ma che viene accelerato dagli interventi umani. Inoltre a causa dei cambiamenti climatici in atto, il livello del mare sta aumentando ad un ritmo di qualche mm all’anno. E’ un dato di fatto che non può essere trascurato in fase di pianificazione costiera. Sebbene possiamo comprendere le preoccupazioni dei Comuni, che vorrebbero soluzioni immediate ai disastri provocati dall’ingerenza del mare sulle locali infrastrutture, chiediamo loro di cambiare radicalmente l’approccio al problema, cominciando a vietare le costruzioni in prossimità della battigia. La linea di costa è dinamica, non fissa, per cui nei PRG non ci si può basare su carte costiere vecchie di decenni,non aggiornate  da chi di competenza, col rischio di autorizzare edifici praticamente a pochi metri dal mare perché al momento della richiesta la spiaggia era più ampia. I Comuni dovrebbero pretendere dalla Regione delle azioni risolutive che agiscano nel lungo termine, piuttosto che accontentarsi di ripascimenti, barriere e pennelli che danno un sollievo solo temporaneo, provocando danni altrove, oltre che sperpero di soldi pubblici. Il futuro della Costa dei Trabocchi, della sua Via Verde e del suo Parco Nazionale, non possono prescindere dalla Gestione Integrata della Zona Costiera (GIZC), approccio che era stato recepito nel progetto R.I.C.A.M.A., un eccellente e pioneristico lavoro del 1997 della Regione Abruzzo che però è stato solo in parte messo in atto. La Regione dovrebbe aggiornare la Carta della Vulnerabilità Costiera e analizzare la portata dei fiumi come carico di sedimenti che arrivano al mare, lavorando a definire con i proprietari delle dighe e degli sbarramenti le quantità e le modalità per il rilascio minimo di sedimenti per diminuire la necessità di ripascimento. Dovrebbe inoltre recepire le indicazioni della Direttiva Quadro Europea sulla Strategia Marina (2008/56/CE), recepita in Italia dal D.lgs n.190/2010, che obbliga gli Stati membri a raggiungere un buon stato di qualità del mare entro il 2015. A gennaio gli Organi di informazione avevano annunciato la creazione di un’unità di crisi provinciale in cui erano stati coinvolti i comuni interessati dalle emergenze. Riteniamo che in questo Tavolo tecnico debbano poter partecipare tutti i “portatori di interesse”, dai Comuni alle associazioni di categoria e a quelle ambientaliste, in modo da trovare soluzioni concertate e partecipate a questo problema, cercando di andare oltre il semplicistico approccio adottato fino ora. Noi offriamo il nostro supporto e contributo, se ci verrà richiesto. Crediamo fortemente che la gestione integrata della fascia costiera debba diventare l’obiettivo prioritario ad ogni livello amministrativo, per garantire il giusto equilibrio tra sviluppo economico e valorizzazione ambientale, per le nuove e future generazioni”.

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