Cinque anni di reclusione per lo stupro in discoteca a Lanciano

Cinque anni di reclusione per violenza sessuale di gruppo e lesioni personali, con l’interdizione perpetua dai pubblici uffici per Angelo Romito, 27enne di Torre Annunziata, difeso dagli avvocati Cosimo e Gaetano Pedulà, e Mirko Spinelli, 25enne di Casoli, assistito dall’avv. Giancarlo De Marco. E’ questa la sentenza pronunciata dalla Cassazione nei loro confronti per la quale i due sono stati ora arrestati dai Carabinieri di Lanciano. La Suprema Corte, Terza Sezione Penale,  ha rigettato il loro ricorso presentato dai difensori, confermando quindi le sentenze di primo e secondo grado che li aveva visti condannati.

I fatti risalgono al 2005 quando nel corso di una festa d’istituto che si tenne nella discoteca Cocoon, in via per Treglio. Lei, allora 15enne, qualche giorno dopo i fatti, accompagnata dai genitori nella caserma dei Carabinieri di Lanciano, raccontò d’aver lasciato il locale insieme ad un ragazzo per il quale nutriva simpatia. Raggiunse con lui un tunnel che collega la discoteca con il ipermercato Paione. Lì, ad attenderli, c’erano altri due giovani, di cui uno maggiorenne. Un luogo appartato, dove nessuno li poteva vedere e nel quale iniziò la violenza di gruppo.

Per la verità, le versioni su quell’inquietante episodio cambiarono, così come alcuni elementi di prova in mano alla pubblica accusa, gettando più d’una ombra sul quel che avvenne quella sera. Furono evidenziati in Appello, a L’Aquila, in sentenza, dagli stessi giudici e hanno offerto ai difensori degli imputati spazi per incentrare il loro ricorso in Cassazione sul ‘rapporto consensuale’, anziché la violenza. “Innanzitutto i giudici aquilani misero in evidenza come la ragazza uscì dal locale insieme ai tre volontariamente per raggiungere il tunnel col verosimile intento di scambiarsi delle reciproche effusioni – fanno presente in un comunicato stampa Cosimo e Gaetano Pedullà nel quale appaiono, virgolettati, alcuni passaggi della sentenza di secondo grado -. Inoltre, la stessa Corte ha riconosciuto che addosso alla ragazza non fu trovato alcun segno di violenza  riconducibile a un’azione finalizzata a trattenerla o a costringerla a fare dei movimenti non voluti: non un livido, non un’escoriazione, non un segno sul collo, non un graffio – evidenziano ancora i difensori di fiducia del Romito. Ma l’aspetto più significativo sul quale gli avvocati degli imputati hanno incentrato il loro ricorso alla Suprema Corte, riguarda l’atteggiamento avuto dalla giovane dopo i fatti. “Quanto alla contradditorietà delle dichiarazioni rese dalla giovane nel corso del procedimento, la Corte d’Appello ha ritenuto che i nostri rilievi sono fondati, nel senso che è innegabile che di contraddizioni si tratti o, comunque, di versioni incoerenti. La spiegazione che i giudici aquilani hanno dato di questa incoerenza, in particolare del fatto che la ragazza, dopo lo stupro non è fuggita subito a casa, come dichiarato in un primo momento, ma sarebbe rientrata in discoteca per ubriacarsi di musica e ballo, in attesa di chi aveva il compito di riaccompagnarla, non è solo un comportamento sorprendete quanto si vuole, ma resta, a nostro avviso una spiegazione del tutto incredibile per chiunque”.

Circostanze che la Corte di Cassazione non ha tenuto conto, condannando i due a cinque anni di reclusione.

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