“Viteliu, il nome della Libertà”, il libro di Nicola Mastronardi nella terra di Marsi, Peligni e Sanniti

È un viaggio nel mondo nascosto dei popoli italici, il romanzo d’esordio di Nicola Mastronardi, scrittore e saggista di Agnone, per metà molisano e per metà marsicano (la famiglia materna  è di Avezzano, sua nonna andava a scuola con Ignazio Silone). Si chiama “Viteliú – Il nome della Libertà”, dal termine osco antico ed originario della parola latina “Italia”. Un romanzo storico che si annuncia prezioso, di 480 pagine, ambientato nella Marsica, nella Conca Peligna e in Alto Molise al tempo della Guerra Sociale e della Guerra Civile che dal 91 all’82 a. C. videro per l’ultima volta opposti Roma e i popoli italici, i Vitelios (in osco, i figli del toro). Un viaggio entusiasmante, già definito dai lettori della casa editrice un “capolavoro emozionale”, che ha l’ambizione di far riemergere l’identità storica della prima Italia politica e renderla nota ben oltre i confini abruzzesi e molisani.

Un incubo proveniente dal passato spinge un vecchio cieco a riprendere in mano il proprio destino e quello di suo nipote salvato dalle stragi dei sicari di Silla. Sulla sua anima di capo supremo, il peso della distruzione del suo popolo martoriato, di cui tenterà di riscattare almeno la memoria. Così, accompagnato da un nipote ritrovato nei meandri di Roma, intraprenderà un viaggio, che diventa un percorso emotivo e di riscoperta di una identità che rischiava di essere perduta, attraverso la Marsica e la Conca Peligna, verso l’Alto Sannio. Solcheranno insieme il territorio, la valle e il Fucinus Lacus, che si estendono intorno ai monti Velino e Sirente. Attraverseranno Lucus Angitiae, l’ attuale Luco dei Marsi, Marruvium, oggi S. Benedetto dei Marsi, Cocullo, Sulmona, e poi l’altopiano delle Cinque Miglia fino alla valle del Sangro. Per raggiungere l’Alto Sannio, la parte più settentrionale del Molise. Durante l’avventura tra le terre di Viteliú, la Prima Italia, si scoprono personaggi autentici, si rivela al lettore, sempre più incuriosito dalle vicende che appartengono alla sua stessa storia, l’origine di una nazione, l’essenza dell’identità persa nei secoli. Tra le vette della Montagna Madre, la Majella e la sua affascinante leggenda, i riti orgiastici e fecondi di Maja, la dea della primavera e l’Herekles, si delineano i personaggi, come il “valente soldato, il Luparo, uno dei primi tra i Marsi”, e Quinto Poppedio Silone, indomito condottiero marso, uno dei due comandanti in capo agli Italici nella Guerra Sociale contro la potenza romana. 

L’intreccio narrativo di Mastronardi, infatti, comincia proprio diciassette anni dopo la Guerra Sociale. Lo scontro che, dal 91 a. C., vide protagonisti i popoli italici in opposizione alla oligarchia romana, uniti in una nazione, chiamata appunto Italia, per conquistare prima diritti di cittadinanza, poi la piena indipendenza, dando un nome alla propria identità: Viteliu, Italia. Silone era amico del tribuno Marco Livio Druso, assassinato per i suoi tentativi di concedere diritti e piena cittadinanza per gli Italici soci di Roma da oltre duecento anni. La scintilla della guerra arrivò da Ascoli, dove la popolazione trucidò tutti i romani presenti in città. A questo punto, i dodici popoli dei Vitelios si unirono, radunando centomila soldati, formando un parlamento e stabilendo la propria prima capitale a Corfinium, che chiameranno Italica. Nel 90 a. C. il condottiero supremo dei Marsi, Silone, vinse una cruenta battaglia contro Roma, il cui trionfo fu celebrato a Bovaianom, nel Sannio e impresso in una moneta.  Ma, nell’89 a. C. egli perse contro i romani guidati da Gaio Mario, nello scontro di Alba Fucens e in Val Comino per morire in una successiva battaglia.  La Guerra Sociale e le sue stragi dopo qualche anno si spensero, Mario concesse ai Sanniti e ai loro alleati i diritti per cui avevano lottato e che avevano contribuito a costruire. Ma nell’82 a. C. tornò a Roma Lucio Cornelio Silla, esponente dei Conservatori del senato romano spedito in Oriente dopo la Guerra Sociale, che si impose con la forza. Il suo scopo era annullare i diritti concessi ai Vitelios e soprattutto cancellare l’etnia Sannita dalla faccia della storia tentando un genocidio e la damnatio memoriae nei confronti della indomita tribù dei Pentri. 

Costruito su questo epico sfondo storico il romanzo di Mastronardi riesce a restituire voce ad otto secoli di storia italica completamente ignorati dai volumi scolastici del Novecento, figli dell’epoca fascista nella quale Roma imperiale doveva prevalere su tutto il resto.  Dopo sette anni di lavoro e di ricerche certosine, Viteliú (edito da Itaca Edizioni, la casa editrice nazionale di riferimento di CL) sarà nelle librerie italiane a dicembre. Ma non finisce qui. Nel 2013 sarà pubblicato il secondo romanzo tutto sulla cruenta epopea della guerra sociale. I due volumi di Mastronardi sono inoltre il mantra da cui nasce un progetto di marketing territoriale, a cui seguirà un film, a favore dell’area centrale di Viteliú: Marsica, Conca Peligna e Alto Sannio, e che dalla realtà abruzzese e molisana riuscirà a raggiungere tutta la penisola e andare ben oltre.  Per far comprendere l’importanza storica del territorio da cui ebbe origine la comunità genetica della Prima Italia.

Per addentrarsi nelle intriganti pagine di Viteliú, si può prenotare il romanzo sul sito Internet della casa editrice www.itacaedizioni.it. Da non perdere.

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