Delitto Rea, per il gup Tommolini fu delitto d’impeto

Il giudice dell’udienza preliminare di Teramo, Marina Tommolini, ha depositato ieri le motivazione della sentenza di condanna all’ergastolo nei confronti di Salvatore Parolisi, pronunciata nell’ottobre scorso. Salvatore, per il Gup avrebbe ucciso la moglie, Melania Rea per un rapporto sessuale negato. Un assassinio che non fu preparato, ma scaturito quel 18 aprile del 2011 nel bosco delle Casermette, per il rifiuto della donna che avrebbe scatenato la reazione dell’ex caporal maggiore, culminata con le 35 coltellate mortali. Un delitto d’impeto, che nulla avrebbe a che vedere con inconfessabili segreti di caserma o con le relazioni extraconiugali di Parolisi. Al contrario, secondo il gup, quel delitto sarebbe maturato a causa della frustrazione vissuta da Parolisi nell’ambito del rapporto con Melania. Un rapporto che la Tommolini  descrive ‘impari’, con Melania ‘figura dominante’. Salvatore però non avrebbe avuto alcuna intenzione di lasciare Melania. Nella ricostruzione il gup Tommolini afferma che la coppia, il 18 aprile, sarebbe effettivamente andata Colle San Marco, per poi però spostarsi a Ripe di Civitella. 

Sul pianoro Salvatore, Melania e la piccola Vittoria intorno alle 14.40, poco dopo l’arrivo al chiosco di Colle San Marco di Ranelli. L’unico ad aver visto quel giorno Parolisi. “La piccolaVittoria veniva fatta dondolare nell’altalena dei “grandi” poiché, essendo Melania particolarmente “igienista”, forse non riteneva sufficientemente pulite le altalene dei piccoli, e di cui una sporca di escrementi» scrive il giudice, che continua spiegando come il Ranelli, nel momento in cui vedeva la famigliola,«notava proprio questo particolare, oltre all’abbigliamento un po’ troppo estivo del Parolisi”.

A quel punto, secondo il Gup, i due si spostano nel luogo in cui viene consumato il delitto: “E proprio in quel momento, in pochi minuti, si sarebbe consumato il delitto. Perchè a quel punto Melania, dovendo fare la pipì, si sarebbe spostata dietro al chiosco «ove il marito, vedendola seminuda, verosimilmente si è eccitato, avvicinandola e baciandola per avere un rapporto sessuale”. 

Rapporto sessuale che Melania avrebbe rifiutato, probabilmente rimproverando anche aspramente il marito. Che a quel punto, secondo quanto riportato nelle motivazioni, “ha reagito all’ennesima umiliazione, sferrando i primi colpi”.

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