Idrocarburi fuoriescono nell’Adriatico tra Abruzzo e Molise. Di Giuseppantonio e Legambiente chiedono lo stop alle estrazioni

L’allarme è stato lanciato dall’equipaggio della nave Alba Marina. Circa mille litri di idrocarburi si sono riversati in mare tra Abruzzo e Molise dalla piattaforma Rospo Mare, posta a 12 miglia dal porto di Termoli. Lo riferisce la Edison, che opera alle piattaforme petrolifere. La stessa società riferisce che è scattata la procedura di emergenza e che la produzione è stata subito fermata. Stanno operando le squadre del campo Rospo Mare e la Capitaneria.

L’intero campo è sorvegliato da un sistema di telecontrollo a terra da cui è possibile arrestare la produzione in qualsiasi momento. Intervento possibile anche dalla nave stoccaggio Alba Marina. Dopo l’attivazione delle misure di emergenza, operativi tutti i mezzi antinquinamento a mare e aerei. Tutte le operazioni avvengono in coordinamento con le autorità competenti. Il campo petrolifero offshore di Rospo Mare è situato a circa 12 miglia dal porto di Termoli. 

È in produzione dal 1982 e fino ad oggi ha estratto 92 milioni di barili di olio. Gli impianti di produzione sono gestiti da Edison in qualità di operatore al 62% e in joint venture con Eni al 38%.

“La perdita di petrolio che ha interessato la piattaforma Rospo Mare al largo di Abruzzo e Molise mi preoccupa non poco perché mette in serio pericolo ambientale uno degli angoli più suggestivi e incontaminati di tutta la riviera adriatica – ha affermato qualche or dopo l’incidente il Presidente della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio – Mi auguro sinceramente che il lavoro di monitoraggio e di contenimento in atto dalla Guardia Costiera e dai tecnici fughi ogni seppur minima minaccia per un territorio che non può permettersi di pagare le conseguenze negative di questo sciagurato episodio, sia in termini di tutela di un ambiente incontaminato sia per non arrecare seri danni all’industria turistica abruzzese e molisana in un momento di per se critico per l’economia. La Edison informi con tempestività ed esattezza i cittadini e le istituzioni abruzzesi. Personalmente mi chiedo perché proseguire con la petrolizzazione dell’Adriatico e non posso far altro che confermare in modo forte e chiaro il no ufficiale espresso dalla Provincia di Chieti alla petrolizzazione dell’Adriatico: voglio ricordare che da tempo portiamo avanti un attento lavoro di concertazione con le associazioni ambientaliste del territorio provinciale, grazie anche alla collaborazione del Consigliere delegato alle attività petrolifere Franco Moroni”.

Non meno preoccupata sullo sversamento è Legambiente, “Accertare al più presto le cause, individuare i responsabili, verificare il livello delle misure di sicurezza attive sulle piattaforme e sulla nave di appoggio, e valutare infine gli eventuali danni ambientali – chiede Angelo Di Matteo, presidente di Legambiente Abruzzo – I rischi delle attività di estrazione, stoccaggio e trasporto degli idrocarburi sono sempre più evidenti e devono far riflettere sul tentativo di deriva petrolifera che, fortemente propagandata nella proposta di Strategia Energetica Nazionale, il ministro Passera vuole impartire al Bel Paese».

L’inquinamento da idrocarburi rappresenta una minaccia quotidiana per l’intero Mediterraneo, attraversato ogni giorno da 2.000 traghetti, 1.500 cargo e 2.000 imbarcazioni commerciali, di cui 300 navi cisterna, che trasportano ogni anno oltre 340 milioni di tonnellate di greggio. Il rischio di inquinamento da idrocarburi si completa, infine, anche con le attività quotidiane illecite come il lavaggio delle cisterne in navigazione. A tutto ciò occorre aggiungere nello specifico delle coste italiane la presenza di 9 piattaforme e 68 pozzi petroliferi, che estraggono mediamente circa 650.000 tonnellate di greggio l’anno.

“È dunque importante – conclude Angelo Di Matteo – attuare una rete di controlli coordinata, sia su scala locale sia nazionale, che tuteli al massimo il nostro mare, scongiuri incidenti nelle piattaforme operanti, limiti i rischi di incidenti di collisioni e metta fine alle pratiche illecite di lavaggio delle navi cisterne”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *