Il Presidente Napolitano ai genitori degli studenti e docenti del Classico di Lanciano: “Scuola, formazione e ricerca vanno sostenute”

“Le riflessioni espresse richiamano questioni che il Capo dello Stato ha affrontato in diverse occasioni.  Ancora nell’ultima cerimonia di inaugurazione dell’anno scolastico, nell’invitare a valutare con obiettività le decisioni in materia di assunzioni nella scuola e di spese per il suo finanziamento ordinario, nonché l’impiego lungamente atteso per un maggior riconoscimento, per un più degno trattamento, dei docenti di ogni ordine di scuola, il Presidente Napolitano ha tenuto a sottolineare che proprio nell’affermare criteri di massimo rigore e effettiva produttività nella spesa pubblica, nel mettere mano a una profonda revisione e selezione, è possibile e necessario stabilire un ordine di priorità, nel quale non sia riservata alla scuola una collocazione riduttiva, attribuendo una quota chiaramente insufficiente alle risorse per l’istruzione, l’alta formazione, la ricerca. Ho comunque provveduto a segnalare il problema al Ministero dell’Istruzione per quanto di competenza”.

E‘ il contenuto della lettera inviata da Pasquale Csscella, Consigliere del Capo dello Stato, al quale, il 24 novembre scorso, si erano rivolti genitori e docenti del Liceo Classico Vittorio Emanuele II, sui problemi della scuola pubblica. Una lettera aperta, indirizza non solo a Napolitano, ma anche a al Presidente del Senato, Renato Schifani, al Presidente della Camera dei Deputati, Gianfranco Fini, al Ministro della Pubblica Istruzione, Francesco Profumo, al Dirigente Scolastico dell’I.I.S. “V. Emanuele II” e a Patrizia Costantini, Presidente del Consiglio di Istituto dell’I.I.S. “V. Emanuele II” di Lanciano. 

In essa veniva rimarcata “la preoccupazione di cittadini per il futuro dei nostri figli. La nostra Costituzione, fondata sul lavoro, attribuisce alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. La nostra generazione aveva la percezione, che spesso si tramutava in realtà, di poter migliorare la propria condizione economica e culturale, attraverso lo studio e il duro lavoro. Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, il nostro Paese si è sviluppato, non solo economicamente. I nostri padri costituenti hanno avuto la precisa consapevolezza dell’importanza dell’istruzione pubblica per la crescita morale, civile e intellettuale dei cittadini. Purtroppo, oggi, le giovani generazioni non hanno più la certezza di migliorare la propria condizione materiale attraverso l’impegno e lo studio. Assistiamo ad un lento sfacelo dello stato sociale nel suo complesso. Con la scusa della “crisi”, vengono tagliati servizi essenziali, come la sanità, gli enti locali, l’assistenza ai diversamente abili. La scuola non è stata risparmiata. In questi anni, i nostri figli ci hanno raccontato di classi sempre più affollate, di laboratori chiusi per mancanza di personale, di corsi non più attivati per mancanza di fondi, di strutture sempre più malmesse, se non fatiscenti. Noi ci siamo rimboccati le maniche, abbiamo dato una mano laddove possibile, per esempio, fornendo materiale didattico un tempo garantito ed oggi non più. Siccome siamo persone responsabili, abbiamo chiesto conto della situazione a insegnanti e dirigenti scolastici, ma ci siamo resi conto che, nella maggior parte dei casi, non si tratta di cattiva volontà da parte del personale della scuola. I Dirigenti sono costretti dalle norme a formare sezioni sempre più numerose. Gli insegnanti si trovano di fronte classi di trenta alunni con tutte le difficoltà del caso. Ci siamo pertanto resi conto che il problema è a monte: ciò che prima era considerato un diritto, oggi non lo è più. Anche l’ultima Legge di Stabilità sancisce l’ennesimo taglio alla scuola pubblica. Nonostante tutto, dalle nostre Scuole e Università, in questi anni, sono usciti studenti che si sono fatti onore nel mondo. Se la cosiddetta “fuga di cervelli” dall’Italia costituisce una grave perdita per il nostro Paese, tuttavia, essa testimonia la bontà del nostro sistema dell’istruzione pubblica e la capacità dei nostri giovani diplomati e laureati. Temiamo, però, che, senza investimenti nell’istruzione, i nostri figli saranno sempre più svantaggiati rispetto ai loro colleghi francesi o tedeschi. Temiamo, inoltre, che l’onere di finanziare il sistema della formazione ricada sempre di più sulle spalle delle famiglie. La nostra Costituzione, invece, garantisce ai capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, il diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. Pertanto, riteniamo che lo Stato si debba fare carico di garantire a tutti, ricchi e poveri, la stessa offerta didattica e gli stessi strumenti formativi, in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale. Pensiamo quindi che la Scuola debba rimanere pubblica e che il sistema dell’istruzione, la società civile e il mondo dell’impresa debbano dialogare fra loro con pari dignità. Benché il disegno di legge cosiddetto ex-Aprea abbia posto alcuni limiti all’ingresso di privati negli organi collegiali, dobbiamo tuttavia esprimere un certo disappunto per il fatto che, nella stesura di un progetto di riforma organico degli organi collegiali, non si sia tenuto in debito conto il parere di insegnanti, studenti e famiglie. Pensiamo, quindi, che sia stato un bene rimandare l’approvazione di una legge così importante. Infatti, prima che ciò avvenga, riteniamo giusto aprire un’ampia discussione, che coinvolga la società civile e i principali attori nel sistema dell’istruzione, al fine di preservare la libertà di insegnamento prevista dall’articolo 33 della Costituzione. Per tutte queste ragioni, abbiamo deciso, in collaborazione con docenti e studenti della nostra scuola, di stendere questo documento e speriamo che altri genitori facciano altrettanto. Pensiamo, infatti, che la mobilitazione di questi giorni non debba cessare. Intendiamo, quindi, attivarci sia nella nostra realtà locale, che nazionale, per creare una rete di rapporti con gli altri genitori, con dirigenti scolastici, docenti e studenti al fine di promuovere questi temi. 

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