Medico e infermiere della Asl di Lanciano ai domiciliari: al lavoro in orari diversi da quelli dichiarati

Falsità materiale e falsità ideologica, reati commessi da dipendenti della Asl 02 Lanciano-Vasto-Chieti, cioé in veste di pubblici ufficiale in atti pubblici, e truffa ai danni del servizio sanitario. Queste le contestazioni per le quali oggi gli agenti della  sezione di polizia giudiziaria della Polizia di Stato presso la Procura di Lanciano, hanno eseguito due ordinanze di custodia cautelare degli arresti domiciliari, emesse dal giudice per le indagini preliminari, Massimo Canosa.

I provvedimenti hanno riguardato M.S.V. e A.M., queste le iniziali di un medico e di un infermiere in servizio presso i Distretti sanitari di Fossacesia e San Vito Chietino. A loro si è risaliti dopo che un privato cittadino ha presentato una denuncia nella quale venivano segnalati comportamenti illeciti nelle due strutture. Sono state svolte complesse e laboriose indagini di polizia giudiziaria, durate tre mesi e in questo lasso di tempo sono stati riscontrati in particolare come i due attestavano falsamente di aver eseguito le prestazioni assistenziali sul proprio turno lavorativo (dalle ore 8 alle ore 14 e dalle ore 14.30 alle ore 18.30/17.30), mentre giungevano nei distretti e se ne allontanava in orari diversi. Alla Asl però attestavano la regolarità dello svolgimento dei turni di servizio, per ottenere il riconoscimento degli emolumenti in realtà non spettanti con l’aggravante di aver commesso il fatto in violazione dei doveri inerenti il pubblico servizio di continuità assistenziale ed ai danni di un ente pubblico.

Le indagini hanno permesso di accertare la perpetrazione di plurime condotte di falso ideologico finalizzate all’ottenimento di una retribuzione piena a fronte di orari di lavoro sistematicamente violati dagli indagati. I fatti compiuti sono stati ritenuti dal G.I.P. estremamente gravi, oltre che per i profili economici  connessi all’attività delittuosa posta in essere dagli indagati, che ha fatto percepire agli stessi emolumenti indebiti a spese dell’ente pubblico, soprattutto per i gravi disagi che tali condotte producono nei confronti dell’utenza di un servizio pubblico essenziale quale è quello  prestato dagli arrestati.

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