Stupro di Pizzoli, 8 anni a Francesco Tuccia

8 anni di reclusione per violenza sessuale. E’ questa la sentenza pronunciata poco fa dal Giuseppe Grieco (giudici a latere Italo Radoccia e Carla Ciofani), nei confronti di Francesco Tuccia, 20enne della provincia di Avellino. 

Per Tuccia, che prima della lettura della sentenza ha accusato un malore, il pubblico ministero, David Mancini, a conclusione della sua requisitoria, aveva chiesto la condanna a 14 anni di reclusione per la violenza e il tentato omicidio della giovane studentessa.

Tuccia, come si ricorderà, ex militare, all’epoca dei fatti in forza al 33mo reggimento artiglieria terrestre Acqui, de L’Aquila, è accusato d’aver stuprato una studentessa universitaria all’uscita della discoteca “Guernica” di Pizzoli. 

Il fatto accadde la notte tra l’11 e il 12 febbraio dell’anno scorso e dopo la violenza la giovane fu lasciata esanime e insanguinata in mezzo alla neve del piazzale del locale e fu salvata dall’intervento della security che, dopo averla soccorsa, allertò il 118. Ritenuto colpevole dell’accaduto.

Tuccia fu arrestato alcuni giorni dopo, il 22 febbraio, e rinchiuso nel carcere di Teramo. Successivamente per lui furono disposti i domiciliari.

Stamattina, nell’udienza che si è tenuta a porte chiuse per la delicatezza del caso,  i suoi difensori, gli avvocati Antonio Valentini e Alberico Villani, hanno depositato una consulenza di parte realizzata dal professore Pietrantonio Ricci, direttore della cattedra e della scuola di specializzazione in medicina legale presso l’Università di Catanzaro, per dar forza alla loro tesi processuale, cioè del rapporto consensuale. In base alla perizia, la ragazza aveva nel sangue un tasso alcolemico 5 volte superiore al limite consentito. “Un tasso, si legge nella consulenza – che conduce alla confusione, al disorientamento, alla perdita della percezione dei colori, delle forme, dei movimenti e del dolore”. Secondo il legale la giovane studentessa universitaria di 20 anni di Tivoli (Roma) non sarebbe stata violentata sessualmente. Secondo il legale la ragazza (che avrebbe riportato ferite lacero contuse guaribili in 40 giorni) avrebbe preso parte al “Fist Fucking”, ovvero ad una pratica sessuale che prevede l’introduzione dell’intera mano e a volte di due mani all’interno delle parti intime. “A tutto ciò – scrive il consulente – avrebbe contribuito l’azione dell’intossicazione alcolica, molto vicina al coma etilico che da una parte ha annullato la reazione di difesa della vittima e dall’altra avrebbe rilassato gli sfinteri, amplificando le potenzialità lesive della mano sullo sfintere”. 

Poi era stata la volta del pm David Mancini, che ha definito “un’operazione di violenza inaudita”, l’azione del giovane ai danni della studentessa. 

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