S’impicca nella stanza della residenza per anziani dove viveva in osservanza dell’obbligo di dimora

Si è tolto la vita ieri mattina in una struttura per anziani di Atessa dove viveva in osservanza dell’obbligo di dimora che gli è era stato comminato in quanto accusato della violenza sessuale su una minore che all’epoca dei fatti aveva 5 anni.  Francesco Paolo Pasquini, 77 anni, inaspettatamente ha deciso di suicidarsi senza nemmeno attendere l’esito del ricorso in Appello contro la sentenza di primo grado, pronunciata il 30 maggio scorso dal tribunale collegiale di Lanciano, che lo aveva visto condannato a 10 anni di reclusione per violenza sessuale su minore (clicca qui). Si è impiccato nella stanza della residenza di Atessa, dove viveva in osservanza dell’obbligo di dimora. 

La notizia ha scosso il difensore fiducia dell’anziano, l’avvocato Sandro Troilo, che si è battuto non poco per dimostrare l’innocenza del suo assistito.   

“Il mio patrocinato era una persona speciale che ha affrontato con grande dignità una vicenda così drammatica che lo ha visto ingiustamente indagato prima e condannato poi. Pasquini, come è stato scritto nell’appello, non era l’orco cattivo, ma era un signore di anni 76, schivo e riservato, e, all’epoca del fatto, affetto, già da tempo, da patologie fortemente invalidanti quali “deficit della deambulazione in pregresso ictus cerebri e severa Aocp, diabete mellito, tipo 2, ipertensione arteriosa, K prostatico ormonale” come risulta dalla lettera di dimissione del Centro di Riabilitazione San Francesco di Vasto, la quale, peraltro, attesta che dal 16.6.2010 al 27.7.2010 è stato ivi ricoverato, uno dei presunti periodi in cui sarebbe avvenuto il fatto e/o i fatti delittuosi! Non solo era una persona appassionata di musica, si dilettava con la pianola, di città e piante e del programma televisivo “L’Eredità”, come ha riferito il piccolo Alessandro Grosso, nelle SIT del 17.11.2011, che con lui ha convissuto per ben due anni dal giugno 2010 senza che accadesse mai nulla, anzi come ha scritto il consulente del PM, Dott.ssa Margherita Barone, incaricata, ma inutilmente, di trovare altro materiale e/o episodio da perseguire, vi era una sana distanza. Pasquini aveva solo l’obbligo di dimora. Ha sempre proclamato la sua innocenza fin dalle indagini, stante due altri soggetti corrispondenti alla descrizione della minore (due, 30 anni, vicini di casa) rispetto ai quali non è stato fatto nulla, ha interposto appello in data 23.10.2012, lamentando e criticando, nella sede a ciò deputata, la sentenza n°315/12 del Tribunale Penale di Lanciano, oltremodo viziata sia in punto di fatto, non si sa e né è stato accertato quando i fatti sarebbero accaduti, e di diritto, omessa finanche una perizia sulla minore, costretta fin da piccolissima ad assistere alle performance sessuali della madre con uomini di ogni età e credo, tesa a verificare la capacità della stessa a distinguere il reale dalla fantasia, ha interposto ricorso per cassazione con udienza fissata, avanti la Terza Sezione Penale, per il giorno 9 aprile 2013, ha, infine, dovuto ascoltare, per il tramite del difensore, il S.P., Dott.ssa R. Vecchi,  ed il Procuratore Capo, F. Menditto, dire, alla fine del processo, che nei suoi confronti andava emessa ‘una pena esemplare’ -la pena è pena-, forse solo perché si era gridato che il processo penale doveva ricercare il colpevole e non un colpevole”. 

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