Dopo voto: Menna durissimo con De Matteis e l’Udc

La vendetta, si dice, è un piatto che si gusta freddo. Così, all’indomani del voto, qualcuno inizia a togliersi sassolini dalle scarpe. C’era chi sognava d’aver vinto e invece è rimasto a bocca asciutta, chi, invece, ha limitato i danni, altri ancora usciti fortemente ridimensionati dalla tornata elettorale, corsa in pieno inverno. Così, dopo qualche ora di riflessione e di analisi del voto, arrivano le prime reazioni. Dure. Come quella di Antonio Menna, capogruppo in Regione Abruzzo per l’Udc, che era stato particolarmente critico nei confronti del suo partito già prima del 24 e 25 febbraio.

“Giorgio De Matteis è ancora in stato confusionale per la sonora bocciatura degli abruzzesi – parte all’attacco l’esponente politico -. Senza tessera né ruolo politico, prima minaccia di cacciarmi ed ora si permette di indicare la linea politica dell’Udc. Evidentemente teme di lasciare la poltrona di vice-presidente del Consiglio regionale e l’auto blu.  L’Udc in Regione Abruzzo è e resterà all’opposizione .  De Matteis si metta l’anima in pace e si adegui. Sarà il prossimo Congresso regionale con i delegati già eletti dai Congressi provinciali  ad indicare  la linea politica e scegliere la classe dirigente e non lui  neanche iscritto e campione di incoerenza (Cdu, Ccd, Udc, Italia di Centro, Mpa, Udc). I dirigenti nazionali dell’Udc devono chiedere scusa ai dirigenti, iscritti ed elettori  del Partito in Abruzzo – rincara la dose Menna -: l’Unione di Centro esce ridimensionato, umiliato, un disastro, da questa campagna elettorale.  Scelte sbagliate, candidati sbagliati, imposizioni  dall’alto. Scelte autorefenziali, mancanza di democrazia interna, mancanza di rispetto per le indicazioni   provenienti dalle Regioni, dai territori ed in Abruzzo con l’aggravante di aver umiliato una intera classe dirigente che nelle Regionali aveva salvato l’Udc con un 5,6 % e due consiglieri regionali eletti. Fino a luglio i sondaggi davano l’Udc in Abruzzo tra l’8 e il 10 % e con De Matteis  siamo quasi scomparsi: solo 1,8 %! Mi batterò perché  non scompaia un Partito erede di una Storia e una grande tradizione politica democratica cristiana! Difenderò lo scudocrociato, ora è sempre”.

Tira una brutta aria anche nel Partito Democratico. A richiamare all’unità dirigenti, iscritti e simpatizzanti perché questo “non è il tempo delle contrapposizioni interne” sono i capilista del Pd alla Camera ed al Senato, Giovanni Legnini e Stefania Pezzopane. “Ci sarà un congresso fra qualche mese, Nessuno può chiamarsi fuori, tanto più chi riveste importanti incarichi istituzionali parlamentari e regionali. Ringraziamo le donne e gli uomini che hanno dato fiducia alle liste del Pd e i militanti e dirigenti che hanno lavorato in campagna elettorale. Il risultato regionale al di sotto delle aspettative, pur differenziato nei territori, ha risentito molto del dato nazionale e meridionale ed ha segnato una sconfitta. Questo ci impone di capire fino in fondo cosa sta accadendo, di rafforzare il nostro impegno con serietà e un po’ di umiltà e non di aprire processi sommari e generici a un gruppo dirigente che, dopo le enormi difficoltà degli anni 2008-2010, queste sì un’anomalia abruzzese, si è fatto carico di ricostruire una prospettiva portando il Pd a vincere quasi ovunque nei Comuni chiamati al voto negli ultimi 2 anni. A fronte di un Pdl che, pur governando la Regione, le Province e quasi tutti i capoluoghi, perde decine di migliaia di voti. Adesso è il tempo della riflessione approfondita e di netti cambiamenti d’azione conseguenti al risultato elettorale. Ma soprattutto è il tempo dell’impegno del partito e degli eletti al servizio dell’Italia e della nostra regione, che vivono enormi difficoltà. Vogliamo lavorare per affrontare le urgenze e le emergenze dell’Abruzzo, quelle che abbiamo tutti indicato in una campagna elettorale nella quale non ci siamo risparmiati, a partire dalla ricostruzione, dal lavoro e dal contrasto alla petrolizzazione a favore di un modello di sviluppo sostenibile”.

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