Ombrina Mare2, il Consiglio Regionale unito ribadisce il suo no

“Un voto che ha spazzato via qualsiasi malevola quanto strumentale interpretazione”.

Così Riccardo Chiavaroli, portavoce del gruppo consiliare del PdL, ha commentantato l’approvazione all’unanimità della risoluzione sulla trivellazione in mare Ombrina 2 sul testo base proposto dal PdL.

Il partito di maggioranza in assemblea respinge al mittente le accuse lanciate in aula dal capogruppo del PD, Camillo D’Alessandro, che domandava innanzitutto “dove si è verificato il cortocircuito che ha portato alla scomparsa dei documenti riguardanti l’iter autorizzativo di Ombrina Mare?”. Nonostante la risoluzione bipartisan PD-PdL, approvata all’unanimità dal Consiglio regionale, D’Alessandro resta dell’avviso che “rimangono però alcuni aspetti da chiarire in merito alle carte. Prendo atto delle dichiarazioni del Presidente Chiodi, che asserisce che i documenti non sono arrivate. Mi chiedo: ma quella lettera è l’unica lettera spedita alla Regione? Cosa è accaduto nelle stanze dell’Assessorato o del Ministero?”.

Il problema a cui ha fatto riferimento D’Alessandro riguarda le due comunicazioni che sarebbero arrivate dal Ministero a L’Aquila e ai comuni costieri, l’ultima delle quali a novembre 2012, della cui esistenza ha parlato il WWF. Il PD ha già presentato formale richiesta di accesso agli atti del procedimento.

Intanto in aula il governatore Chiodi fornisce una spiegazione dei fatti, ricostruendo il percorso che vuole fare la Regione per scongiurare l’intervento, ricordando che “già il 7 ottobre 2010 la Commissione Via-Vas aveva espresso parere negativo all’autorizzazione richiesta dalla Medoilgas Spa. Anche su questo intervento, quindi, la Regione fin dall’inizio ha palesato dal punto di vista amministrativo il suo diniego”. L’avvio di una nuova procedura impone però di ripetere il percorso di diniego. Chiodi ha confermato che “giovedì mattina ci sarà l’incontro con il ministero dello Sviluppo economico e dell’Ambiente nel corso del quale la Regione insisterà su tre punti: richiesta di chiarimento formale sull’invio alla Regione della lettera del ministero dell’Ambiente del 7 luglio 2012 che, ribadisco, gli uffici regionale non hanno mai ricevuto; chiarire come è possibile che una procedura chiusa nel 2010 venga riaperta due anni dopo partendo dal punto in cui si era lasciata, a cui si aggiunge la circostanza che la Medoilgas Spa sembra abbia presentato nuova documentazione che la Regione non conosce perchè non l’ha mai ricevuta. Se ricorrono queste condizioni è necessario un rinnovo della procedura; ribadire il parere negativo della Regione Abruzzo, rafforzato da una risoluzione del Consiglio regionale votata il 27 luglio 2010 contro ogni attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi nelle acque dell’Adriatico”. Il Presidente ha poi confermato di aver richiesto alla Conferenza delle Regioni di inserire all’ordine del giorno della prossima riunione “la richiesta a Governo e Parlamento di abrogare l’art. 35 del decreto legge 83/12 in modo da tornare al decreto legislativo 128/10 voluto dall’allora ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo”.

Ha punta l’indice sul Ministero il capogruppo di SEL, Franco Caramanico definendo il comportamento del dicastero “grave e poco chiaro dal momento che, dopo l’iniziale parere negativo, ha sospeso l’iter della pratica, lasciandola per due anni nel cassetto, senza portarla a conclusione.. L’unica vera e concreta possibilità può essere cercata nella istituzione del Parco nazionale della costa teatina, ricomprendendo al suo interno le aree costiere marine, in modo da scongiurare una volta per tutte la possibilità di estrazioni lungo la costa. Spiace constatare la mancata consapevolezza dei rischi che corre il nostro territorio da parte della maggioranza, che ha rigettato l’emendamento da noi presentato con il quale chiedevamo al Presidente Chiodi di attivarsi al più presto per l’istituzione del suddetto parco. Una miopia amministrativa grave e pericolosa. Ci preoccupa quello che potrebbe accedere nel prossimo futuro: non è solo infatti la questione Ombrina che va risolta, ma anche tutta una serie di autorizzazioni per impianti di stoccaggio, come quello denominato di Poggio Fiorito a San Martino sulla Marrucina, che rischiano di produrre un impatto violento sul nostro territorio. Per questo chiediamo che anche l’Abruzzo, in virtù del suo essere regione verde d’Europa – conclude Caramanico – venga inserita tra le aree, come il golfo di Napoli, quello di Salerno, Venezia e le isole Egadi, per le quali la legge n. 9 del 91 vieta qualsivoglia attività estrattiva”.

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