Les Paillottes, la Cassazione respinge ricorso di De Cecco

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell’imprenditore Filippo Antonio De Cecco relativo alla sentenza di condanna della Corte d’ Appello dell’Aquila per l’abuso edilizio su demanio marittimo nella costruzione dello stabilimento “Les Paillottes”. 

La Corte di Appello de L’Aquila, aveva confermato la condanna di primo grado a 11 mesi di arresto e 39 mila euro di ammenda. 

“Qualcuno – ha commentato l’imprenditore De Cecco – in passato ha affermato che aver dato vita a Les Paillottes è stato un atto di amore verso la mia città, personalmente condivido appieno questa affermazione. Quanto da me realizzato, e ribadisco in assoluta buona fede, è stato ritenuto viziato ed il vizio di legalità è oggi confermato dalla Suprema Corte di Cassazione. Un giudizio che accetto serenamente perché la mia colpa è aver voluto sviluppare al meglio l’aspetto estetico del Lido delle Sirene. Naturalmente le strutture verranno ora adeguate alla luce delle modifiche dettate dalla decisione dei giudici. Sono certo che Les Paillotes, a valle di ogni verifica ed atto autorizzativo ritenuti necessari, tornerà con una nuova fisionomia, ancor più attraente di quella originaria. Almeno questo è il mio proposito; un proposito dettato non certo da prospettive speculative ma esclusivamente dalla volontà di offrire ai cittadini di Pescara e dell’Abruzzo intero una struttura di eccellenza, una perla affacciata sul mare”

Il WWF interviene sulla sentenza: “Finalmente – dichiara Dante Caserta, presidente facente funzioni del WWF Italia – una sentenza che sfugge alla prescrizione, che pure incombeva. Troppi i reati ambientali che rimangono impuniti. Oggi però siamo soddisfatti perché in questo caso la giustizia ha fatto interamente il suo corso giungendo ad una condanna definitiva. Siamo arrivati al paradosso che in una città turistica che fa del mare il centro della sua offerta la visione della spiaggia risulta completamente occultata dal cemento, tra recinzioni, costruzioni e annessi vari. Questa sentenza – commenta Caserta – non deve essere solo un monito per tutti ma dovrebbe risvegliare l’interesse per un uso diverso della spiaggia. Questo bene demaniale può costituire fonte di reddito per la popolazione anche senza essere privatizzato nei fatti e, soprattutto, cementificato”.

“Ancora una volta abbiamo dimostrato che non sta scritto da nessuna parte che vincono sempre i più ricchi e potenti se c’è qualcuno che difende i diritti della comunità – ha esclamato Maurizio Acerbo, consigliere comunale e regionale PRC -. In esecuzione della sentenza penale ora si dovrà procedere alla demolizione degli abusi e alla restituzione della vista mare alla cittadinanza in uno dei luoghi storici più significativi della città dannunziana. Abbiamo condotto una battaglia non contro qualcuno ma a difesa di un bene demaniale, cioè di tutti, sostituendoci alle istituzioni (Comune e Regione) che non si sono neanche costituite parte civile nel procedimento pur essendo tra le parti offese. Un’ignavia che dà la misura del grado di subalternità della politica di centrodestra e centrosinistra di fronte ai potenti e delle responsabilità politiche nel progressivo oscuramento della vista mare e nella cementificazione selvaggia della nostra spiaggia”.

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